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GUIDA
ALLA DISINFESTAZIONE
(Linee guida nel controllo degli agenti infestanti)
LA DISINFEZIONE AMBIENTALE
UOMINI E MICROBI
Quale fu il primo contatto? Una malattia o l'assaporare
un cibo frutto di una trasformazione microbica, ad es.
del vino o del pane lievitato. Una cosa è certa:
quando i primi uomini cominciarono ad abitare il Pianeta
terra i microbi c'erano già. Anzi, molti pensano
che furono loro i primi abitatori della terra. Riteniamo
che anche per il più consapevole microbiologo pensare
al proprio corpo come il frutto di una simbiosi fra lui
e qualche miliardo di microbi lo porti ad un "attimo"
di smarrimento. Eppure ciò corrisponde a verità.
Per parlare di
DISINFEZIONE
bisogna accettare che l'aria che respiriamo sia una miscela
di gas e di microbi, che lo stringersi la mano tra due
persone comporti uno scambio di microbi, così come
il toccare il telefono o la tastiera di un computer. Ma
anche mangiare significa accettare il fatto di introdurre
nel nostro corpo un numero assai grande di entità
microbiche. Perché non ci ammaliamo? Perché
la maggior parte dei microbi ci è o utile o indifferente.
Solo poche specie
microbiche sono potenzialmente pericolose. Quindi dobbiamo
difenderci solo da loro e ricordarci che il nostro obiettivo
non è la sterilità ma un livello igienico
coerente con l'ambiente in cui operiamo: diverso è
parlare di una corsia d'ospedale, di un ufficio o di una
struttura produttiva facente parte di una filiera alimentare.
IMPARIAMO A CONOSCERLI
Batteri, protozoi, funghi e muffe, alghe, virus. È
veramente difficile districarsi in questo grande universo
al punto che il loro studio si divide in settori specialistici:
ad es. la protozoologia (protozoi), la ficologia (alghe),
la batteriologia (batteri) , la micologia (funghi) e la
virologia (virus), ma dal punto di vista funzionale esiste
una microbiologia medica, industriale, alimentare, ecc.
ecc., ovverosia lo studio di tutti quei microrganismi
che
interagiscono positivamente o negativamente nel contesto
sanitario, o in un processo industriale, o nella filiera
alimentare.
L'uomo vive da sempre circondato dai microbi, ma da poco
più di 2 secoli ne ha coscienza diretta. Da allora
ha cominciato a classificarli avvalendosi di tecniche
sempre più sofisticate: in estrema approssimazione
un microbiologo inizia la sua opera allevando dei microbi
raccolti in un determinato ambiente. Ad es. appoggia una
gelatina sterile su di una superficie: detta gelatina
racchiude tutti gli elementi per favorire la crescita
della maggior parte dei microrganismi. La gelatina è
contenuta in una piastra munita di coperchio e, dopo l'inoculo,
viene posta in un ambiente la cui temperatura favorisce
la crescita dei microbi. Dopo 2 o 3 giorni sulla superficie
di questa gelatina si noteranno delle colonie per lo più
di forma circolare. Il colore, l'odore, la forma e il
tipo di crescita indicheranno all'occhio allenato del
nostro biologo l'appartenenza di quella colonia ad un
certo gruppo: valutazione macroscopica possibile
ad occhio nudo Se l'indagine richiedesse ulteriori approfondimenti
il nostro esperto raccoglierebbe una piccola frazione
da ogni colonia e procederebbe all'allevamento di colture
pure: tale tecnica prende il nome di "ISOLAMENTO",
dopo di
che procederebbe ad un'osservazione microscopica e, attraverso
l'identificazione di alcune caratteristiche, trarrebbe
le opportune considerazioni: Un po' come il botanico con
i fiori di una pianta. In genere però l'osservazione
microscopica non può prescindere dalla valutazione
dei caratteri fisiologici che permettono di indagare alcune
caratteristiche biologiche per lo più metaboliche
che consentono agli specialisti gli approfondimenti del
caso. Ovviamente le indagini possibili vanno ben oltre
e oggi coinvolgono sofisticate tecniche di bio-ingegneria,
ma i dettagli esulano dalle nostre attuali necessità.
UN ESEMPIO DI COLORAZIONE
Riteniamo interessante dettagliare, sia pure in prima
approssimazione, una tecnica di colorazione molto famosa
che i nostri lettori avranno probabilmente visto nelle
istruzioni all'uso dei più comuni antibiotici che
recitano: "efficaci sia su batteri GRAM negativi
che GRAM positivi". Detta dicitura è in genere
riscontrabile anche sulle schede tecniche dei disinfettanti.
Orbene, partiamo dalle nostre colonie microbiche, frutto
della riproduzione dei batteri presenti sulla superficie
e raccolte dal nostro tecnico con una gelatina sterile
e "allevata" in apposito termostato per 48 ore
a 27 °C. Raccogliamo il nostro materiale microbico
con una punta metallica resa sterile su di una fiamma
e successivamente raffreddata e lo poniamo su di un vetrino
(un vetro resistente al calore di circa 2 cm per 5,
dello spessore di 1,5 mm). Stemperiamo la massa microbica
in una goccia d'acqua e facciamo asciugare il tutto su
di un flusso d'aria tiepida, poi passiamo il vetrino su
di una fiamma cercando di non scottarci.... peraltro si
dice che per diventare buoni microbiologi bisogna scottarsi
almeno 100 volte.
a) Trattiamo il preparato con cristalvioletto, che tinge
le cellule di bleu e sciacquiamo con
acqua per eliminare il colore in eccesso, quindi poniamo
una goccia di soluzione iodio durata
sul vetrino per rendere la colorazione insolubile in acqua;
b) Se a questo punto laviamo 2 o 3 volte con alcool il
nostro preparato le cellule di alcune
specie batteriche saranno decolorate;
c) osservando al microscopio noteremo delle cellule colorate
in bleu: i GRAM + o Grampositivi;
d) aggiungendo sul vetrino della safranina i batteri che
non hanno trattenuto lo iodio si coloreranno di rosso,
o quanto meno di rosa: GRAM- o Gramnegativi;
e) a questo punto nel campo visivo del microscopio avremo
cellule bleu e cellule rosse, il che facilita il nostro
compito di microbiologi o apprendisti tali.

CLASSE:
DEUTEROMICETI
GENERE: ASPERGILLUS
MORFOLOGIA
Muffa con colonie di aspetto granuloso uniforme di colore
generalmente bianco, talvolta beige; le essudazioni sono
incolori. E' un aspergilio biseriato con teste conidali
mature sferiche di diametro fino a 200-300 micron. I conidioferi,
alti fino a 500 micron, hanno un diametro di circa 5 micron.
I conidi, sono giobosi, non pigmentati e presentano una
parete liscia e sottile; il loro diametro è di
circa 2,5 micron.
DIFFUSIONE
Sono molto comuni in natura, sui vegetalim in fase di
finale di deterioramento. Si trovano
frequentemente sui cereali ammuffiti e sui grani insilati.
Sono stati reperiti anche sulle superfici di prosciutti
stagionati, salame, pesci essiccati, frutta secca e pane
di mais e crusca.
PATOGENICITA'
Questa specie produce ub antibiotico attivo contro i batteri,
la candidulina poco tossica per gli animali (DL50 sottocutanea
per iltopo: 250mg/kg) ma anche acido coico che ha un ruolo
importante in determinate intossicazioni alimentari.
CARATTERISTICHE SALIENTI
Possono crescere in presenza di bassissimi valori di umidità
e fino a 550C di temperatura.
MODALITA' DI CONTAMINAZIONE
Lo sviluppo di questa muffa dipende dallo stato di freschezza
degli alimenti e dalle condizioni
ottimali di temperatura e di umidità.
PROFILASSI
L'uso delle corrette tecniche di conservazione, non consente
lo sviluppo di questa muffa.
COME SI SVILUPPANO
I microbi, come ogni altro essere vivente, per svilupparsi
hanno bisogno di un ambiente favorevole e del necessario
nutrimento. Quindi temperatura, pH, presenza od assenza
di ossigeno, umidità rappresentano i parametri
ambientali più importanti per facilitare o meno
la crescita dei "nostri amici/nemici" microbi
(vedremo più avanti perché amici/nemici).
La disponibilità di un substrato alimentare di
tipo proteico piuttosto che lipidico con abbondanza o
meno di zuccheri semplici o complessi favorisce o meno
la crescita di quell'insieme
microbico piuttosto che di un altro.
PERCHÈ AMICI ?
Perché senza microbi, o per lo meno senza certi
microbi non potremmo vivere in quanto essi agiscono positivamente
sui grandi cicli di mineralizzazione della sostanza organica
e sull'organicazione delle sostanze minerali. Perché
ci consentono di assimilare alcuni cibi (si pensi alla
flora intestinale), perché soprassiedono ad importanti
trasformazioni alimentari.
PERCHÈ NEMICI ?
Perché certe specie possono provocare malattie,
perché interagiscono negativamente sui processi
di trasformazione alimentare e altre nefandezze del genere.
COME CONVIVERE POSITIVAMENTE COI MICROBI
La risposta è apparentemente semplice: agevolando
la crescita dei microbi "buoni" e cercando di
eliminare o quanto meno sfavorire lo sviluppo di quelli
"cattivi". Dal punto di vista sanitario ciò
si ottiene attraverso la creazione di ambienti salubri,
stili di vita sani che potenzino le nostre capacità
difensive e, in caso di necessità, con l'uso di
antisettici nella disinfezione delle ferite e di sulfamidici
e antibiotici per le infezioni "interne"; l'argomento
meriterebbe ulteriori approfondimenti, ma per noi può
essere sufficiente. Dal punto di vista
"industriale", nel senso più ampio della
parola, le linee guida sono simili: creare un ambiente
igienicamente coerente con quanto viene fatto in quella
struttura, evitare il contatto delle sostanze che vengono
prodotte/trasformate con ceppi microbici patogeni o favorenti
trasformazioni non conformi e, cosa importante e non facile,
impedire inquinamenti non
desiderati dei microbi che stanno "lavorando per
noi", vedi le delicate fermentazioni della vinificazione
o della panificazione o delle trasformazioni lattiero
casearie. Lasciando le pratiche terapeutiche o di processo
agli specialisti medici, o tecnologi che siano, caliamoci
nei panni degli igienisti ambientali.
I DISINFETTANTI
L'aceto usato dal "Buon Samaritano" era a tutti
gli effetti un antisettico, in un'era più vicina
ai giorni nostri i primi composti fenolici rappresentavano
le prime risposte che la "chimica amica" metteva
a disposizione degli igienisti.
Ai giorni nostri la farmacopea è assai vasta e,
a tal proposito, alleghiamo tabella riassuntiva.
In termini generali per valutare un disinfettante bisogna
leggere con attenzione il testo dell'etichetta che rimane
a tutti gli effetti il riferimento ufficiale, è
però importante approfondire anche :
lo spettro d'azione
la concentrazione necessaria per ottenere il livello
di disinfezione desiderato
il tempo di contatto
la fase di contatto, intendendo per "fase"
se il disinfettante agisce in fase gassosa, o
liquida (acquosa, idroalcolica o altro) o secca, quando
il film liquido si è asciugato.
Altre variabili importanti sono rappresentati dalla temperatura,
dal PH, dalla presenza di sostanza organica e/o di altre
sostanze chimiche, quali detergenti. Naturalmente non
va dimenticato il substrato su cui si opera: alcuni formulati
sono corrosivi. Bisogna anche aggiungere che i disinfettanti
(analogamente agli insetticidi) possono
avere azione abbattente residuale, ovviamente ciò
comporta diversi settori di applicabilità.
LE ATTREZZATURE
Le attrezzature applicative sono gli aerosolizzatori,
gli ultra basso volume (ULV), nebulizzatori, gli atomizzatori,
i microirroratori, le irroratrici. Inoltre, sono utilizzabili
strumenti umettanti come scope a frange, stracci e strofinacci
monouso. Le attrezzature di distribuzione indicate partono
da quelle in grado di sminuzzare le goccioline in modo
assai elevato fino alle irroratrici che al contrario hanno
un'alta capacità bagnante. Come vedremo più
avanti ogni sistema ha specificità d'utilizzo.
I SISTEMI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI (DPI)
L'operatore deve proteggersi dal contatto con i prodotti
utilizzati e, a tale scopo, in funzione del tipo di applicazione
sono utilizzabili idonei abiti da lavoro, calzature, copricapo,
occhiali, guanti e maschere che possono essere naso bocca
con filtri o addirittura maschere facciali o caschi integrali
(tipo astronauta per intenderci) in caso di micronizzazione
spinta (ULV) oppure, al contrario, può essere sufficiente
una buona mascherina "per le polveri", meglio
se a carboni attivi qualora venga utilizzata una irroratrice
munita di ugello a ventaglio.
Naturalmente queste indicazioni hanno carattere generale
e devono essere "personalizzate" in relazione
allo specifico utilizzo e al disinfettante utilizzato.
LE TECNICHE APPLICATIVE
Le tecniche applicative devono ottimizzare l'integrazione
prodotto/attrezzature in relazione allo scopo per cui
si effettua la disinfezione.
MORFOLOGIA
E' un bastoncino gram positivo, sporigeno, senza citrocromi
e catalasi. E' un anaerobio obbligato, ovvero si sviluppa
solo in assenza aria: solo le forme vegetative sono sensibili
all'ossigeno, mentre le spore sopravvivono.
DIFFUSIONE
E' presente quasi dovunque, dall'acqua del mare al suolo
e persino nei ghiacciai polari. Alcuni lo considerano
invece indice di contaminazione fecale. E' stato riscontrato
su diversi alimenti come il latte bollito e carne cucinata
lasciati raffreddare per lungo tempo a temperatura ambiente.
PATOGENICITÀ
Dal punto di vista medico, questa specie è causa
di gangrena gassosa a seguito di ferite lasciate o lesioni
tissutali; da quello alimentare è nota la possibilità
da parte di alcuni tipi di C. perfrigens di provocare
intossicazioni che si manifestano con diarrea (sono assenti
febbre e vomito).
CARATTERISTICHE SALIENTI
Ha una azione prevalentemente saccarolitica e leggermente
proteolitica.
MODALITA' DI CONTAMINAZIONE
Soprattutto tramite manipolazione e gestione termica degli
alimenti non correttamente eseguite.
PROFILASSI
Adeguate tecniche di manipolazione, raffreddamento e conservazione
dei cibi preservano dalla contaminazione di questa specie
microbica.
DISINFEZIONE DELLA SUPERFICIE E DELL ARIA
In questo caso bisogna disporre di un'attrezzatura in
grado di erogare particelle piccolissime che "galleggino"
a lungo nell'aria e particelle più grandi che depositandosi
sulle superfici le disinfettino. Gli esperti scegliendo
il giusto mix di goccioline riescono a dare più
o meno peso alla disinfezione delle superfici o dell'aria
a seconda della necessità.
DISINFEZIONE DELL'ARIA
Per fare ciò le goccioline devono essere veramente
piccole, in alcuni casi inferiori a 5 micron.
Importante è sottolineare che in questo caso ci
troviamo di fronte ad un liquido talmente sminuzzato che
si comporta come un gas con tutte le attenzioni che questo
comporta:
protezione delle vie respiratorie, chiusura dei locali,
arieggiamento prima del riutilizzo, scelta del disinfettante
e del veicolo da utilizzare per l'erogazione, ad es. glicoli.
ALTRI TIPI DI DISINFEZIONE
A queste applicazioni possiamo aggiungere, senza peraltro
dettagliarle, quelle gassose, quelle delle condutture
di liquidi alimentari, quelle delle grandi superfici con
idonee attrezzature (ad es. lavasciuga) e quelle con effetto
disincrostante con idrogetto ad alta pressione ad es.
per i cassonetti dell'immondizia.
CONCLUSIONI
Nella pratica della disinfezione è importante valutare
il perché si fa e qual è l'obiettivo. In
funzione di ciò si sceglie il prodotto, l'attrezzatura
idonea, i sistemi di protezione adeguati e le tecniche
applicative mirate alla bisogna. Vorremmo segnalare l'opportunità
di ruotare i principi attivi onde non selezionare specie
o ceppi resistenti o indurre resistenze in specie normalmente
sensibili. Tale pratica è tanto più utile
quanto meno si procede alla determinazione qualiquantitativa
dei risultati attraverso l'analisi delle cariche batteriche
prima e dopo.
Ci sembra coerente concludere sottolineando il fatto che
i microbi non si vedono, ma sono dappertutto con i loro
cugini virus e che non tutti i microbi sono "cattivi".
Da ciò deriva il fatto che prima di procedere è
necessario valutare criticamente i protocolli di intervento
che intenderemmo attivare, magari interpellando un esperto
o il nostro fornitore di fiducia.
All'origine della disinfezione esiste non solo una necessità
di sopravvivenza della specie, spesso attaccata violentemente,
ma anche e soprattutto, via via con lo sviluppo sociale
di ogni civiltà, la volontà di vivere in
un ambiente igienicamente sano.
È ormai fuori discussione che le tecniche di disinfezione
attuate con prodotti chimici, se impiegate correttamente
e razionalmente, rappresentano un valido ed indispensabile
aiuto, capace di contrastare efficacemente la diffusione
di agguerriti e mascherati nemici, ma sono anche tutti
concordi nell'affermare che la disinfezione chimica non
è l'unica possibilità di "Sanificazione
ambientale".
Occorre una vera e propria sinergia tra la pulizia e manutenzione
(anche maniacale) dell'ambiente e l'utilizzo di adeguati
disinfettanti chimici perché la sanificazione di
qualsiasi ambiente non sia un fatto episodico e sporadico,
ma rappresenti un modo di vivere. In definitiva, è
un fatto di sensibilità, di volontà, di
mentalità e, se volete, anche di
cultura.
Precauzioni durante la disinfestazione:
asportazioni o conservazioni in armadi di materiale
cartaceo, effetti personali, utensili, stoviglie
lasciare agire il disinfettante per circa 1 ora
risciacquare e pulire accuratamente tutte le superfici
aereazione degli ambienti (circa 30 min.) prima
del reingresso delle persone
Precauzioni durante la disinfestazione:
allontanamento degli animali
pulizia delle stalle e degli ambienti
trattamento delle attrezzature
ritorno degli animali, previa disinfezione degli
zoccoli
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