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GUIDA
ALLA DISINFESTAZIONE
(Linee guida nel controllo degli agenti infestanti)
RODITORI
SPECIE MENZIONATE
Prima di parlare dei topi e dei ratti potrebbe risultare
interessante occuparci dell'ordine dei roditori. A questo
grande gruppo di animali appartengono numerose famiglie
accomunate da una particolare dentatura costituita da
due incisivi taglienti come scalpelli, a crescita continua.
In questo assomigliano molto ai "cugini" lagomorfi
(lepri e conigli), che però hanno un secondo paio
di incisivi assai ridotti. Curiosità è comunque
la tendenza a creare problemi, basti pensare ai danni
invero disastrosi venuti a creare in Australia, all'introduzione
e rinselvatichimento dei conigli.
Fra i roditori annoveriamo gli scoiattoli, (a titolo di
curiosità ricordiamo l'esistenza in Finlandia di
una specie "volante": Pteromys volans); le marmotte
(abitatrici delle Alpi intorno ai 2.000 m. di quota);
i castori (è il più grosso roditore europeo,
ormai confinato nelle valli dell' Elba e del Rodano, è
stato soppiantato in alcuni areali dal cugino canadese);
l'iracondo istrice (è il più grosso rappresentante
dei "rodenta" italiani, armato di forti aculei
è uso, se infastidito o attaccato, "ingranare
la retromarcia" e correre all'indietro per conficcare
gli aculei nella pelle del nemico); la nutria detta anche
"Castorino" (di origine sud americana ne è
stato introdotto
l'allevamento come animale da pelliccia; alcuni esemplari
fuggiti e inselvatichiti hanno fondato colonie di una
certa consistenza numerica); i ghiri (che cominciano a
creare qualche danno nei solai delle nostre case e ai
pini da pinoli); i criceti, (nelle nostre latitudini presenti
solo come animale da affezione) i lemming (abitatori delle
foreste di conifere e delle tundre del nord Europa) le
arvicole; i topi campagnoli ; i topolini domestici e i
ratti delle fogne e dei tetti: specie che tratteremo un
poco più approfonditamente, per ovvie ragioni.

ARVICOLE
Alla
famiglia dei Cricetidi (sottofamiglia Microtini) appartengono
le arvicole fra cui alcune specie possono causare danni
di non poco conto ad alcune colture agrarie, forestali
ed orticole. Valgano gli esempi dell'arvicola campestre
per i meleti del Trentino e l'arvicola del Savi per le
carciofaie ed altre colture di pregio.
Questi roditori hanno costumi ipogei, vale a dire che
scavano gallerie piuttosto superficiali e raramente si
avventurano ad escursioni in superficie, di tale comportamento
bisogna tenere conto nell'impostare una corretta lotta.
In alcuni casi è risultato utile procedere a pratiche
agronomiche (lavorazioni frequenti e superficiali del
terreno, impiego di diserbanti e/o geodisinfestazioni)
in modo da rendere difficoltoso l'insediarsi di questi
animaletti. In altri casi è bastata una distribuzione
a spaglio di esche attivate da anticoagulanti a bassa
tossicità.
Importante in queste circostanze è verificare l'inaccessibilità
dei siti trattati a persone, in particolare bambini, e
animali non target.
Nelle situazioni più difficili si può arrivare
a scavare piccole fosse profonde poco più di una
spanna ove collocare dei punti esca.
Particolare attenzione va posta nel ricoprire i solchi
con paglia, pattume o erba.
TOPI
E RATTI
Alla stessa famiglia dei topi selvatici, MURIDAE, ma di
maggior interesse igienico-sanitario, appartengono i topi
(Mus musculus) e i ratti (Rattus norvegicus e Rattus rattus).
Hanno corpo snello, coda scagliosa pressoché priva
di peli e lunga quasi quanto il corpo o di più
per il ratto nero dei tetti.

TOPOLINO
DOMESTICO
Roditore ormai famoso, tanto da essere chiamato da quasi
tutti i disinfestatori con la sua denominazione linneiana.
Il Mus musculus è un'entità infestante in
grado di colonizzare ogni sito, dalla lavatrice di casa
(ove l'istinto lo preserva dagli innegabili rischi delle
parti mobili: basti pensare al cestello rotante delle
biancheria durante la centrifugazione!) alle alte tecnologie
dei centri di elaborazione dati computerizzati ove il
suo potenziale insediamento è visto come una vera
e propria calamità). Più frequentemente
lo troviamo nella filiera agroalimentare ove può
essere definito un'entità endemica, con manifestazioni
epidemiche allarmanti.
Il "nostro" topolino può arrivare fino
a 30 g di peso, però è un buon mangiatore:
da tre a cinque g al giorno (proporzionalmente un uomo
di 70 Kg di peso dovrebbe mangiare da 7 a più di
10 Kg di cibo al giorno), in compenso beve poco (da 1
a 2 cc. al giorno) ma può stare senza acqua per
lunghi periodi. Produce 1,2 cc di urina al giorno con
2 g di feci disseminate in piccoli "boli" che
l'animale depone con una frequenza costante per tutto
il periodo della sua attività che in genere è
serotina e notturna. A sua giustificazione anche l'alimentazione
è diluita in 10-15 spuntini (da duecento a cinquecento
milligrammi per ingestione). In effetti quest'ultimo dato
non dovrebbe essere messo fra parentesi perché
rappresenta una
caratteristica di cui tenere ben conto nei programmi di
lotta: di fronte ad un assaggiatore di questa forza bisogna
disporre di armi e tecniche applicative adeguate.
I dati bio-etologici più importanti sono: durata
della vita in condizioni di cattività fino a quattro
anni, aspettativa di vita (in condizioni naturali) stimata
a circa 6 mesi.
Maturità sessuale a due mesi e mezzo dalla nascita,
gestazione 20 gg. così come lo svezzamento; numero
di nidiate in un anno per femmina 6-10 per una cinquantina
di neonati!
Le caratteristiche psico-fisiche di questi muridi si possono
sintetizzare in una notevole curiosità attenuata
dalla paura, giustificata peraltro, con non evidenti fenomeni
di neofobia (paura del nuovo). Inoltre, presentano performance
eccezionali: riescono a saltare fino a 30 cm, si buttano
senza danni da altezze superiori a 2 m. passano in buchi
poco più grandi di un centimetro di diametro e
sono in grado di arrampicarsi su ogni superficie: dei
funambolici mini atleti.
Di queste caratteristiche altamente invasive è
necessario tenere conto nelle valutazioni di rat-proofing.
TECNICHE APPLICATIVE
La lotta ai topolini spesso si risolve con la loro vittoria,
vuoi perché queste entità infestanti sono
dotate, come abbiamo visto, di ottime caratteristiche
psico-fisiche, ma anche di una notevole resistenza fisiologica
alle sostanze che più comunemente sono utilizzate
come rodenticide. Ciò complica notevolmente il
realizzare interventi di lotta anche perché in
alcuni casi vengono impiegate esche il cui principio attivo
è "attivo" nei confronti dei ratti, meno
o per nulla contro questi più piccoli roditori.
L'impostazione della lotta che (salvo rarissime eccezioni)
si svolge in spazi confinati si basa sulla valutazione
generale dell'ambiente in cui s'intende operare. L'area
da trattare deve essere divisa in zone infestate, zone
a rischio ed è altrettanto importante individuare
la
pressione d'infestazione ovvero le vie in cui è
presumibile supporre l'arrivo dei "colonizzatori"
dai denti aguzzi.
Una volta monitorata l'area d'intervento, viene identificato
il "modus operandi", che generalmente è
costituito nell'intervenire a livello manutentivo-preventivo:
sigillare i passaggi, mettere in opera reti e sbarramenti
ed eliminare nel contempo aree di rifugio (questa fase
può essere preliminare oppure eseguita successivamente
al collocamento delle esche). Dopo aver creato le premesse
per il posizionamento dei punti esca, è necessario
stabilirne il numero e i relativi luoghi. Ogni punto esca
così individuato deve essere definito nel tipo
di esca (base alimentare e p.a.), quantità di esca
e tipo di protezione più idoneo alla bisogna. In
alcuni casi di particolare difficoltà può
essere utile effettuare un trattamento di pasturazione
(pre-baiting) con luso di placebo (esca non attivata
con alcun p.a.); ciò con lintendimento di
valutare lentità dellinfestazione,
le abitudini alimentari e/o indurre abitudine allesca
che si intenderà utilizzare. Una sorta di prova
generale, suggestiva nellenunciazione, sovente citata
nella dotta letteratura, ma assai poco adottata nella
pratica comune: come tutte le possibilità tecniche
può essere efficace nella misura in cui essa è
impiegata la dove è
realmente necessaria, ed un ulteriore caso di applicabilità
della pasturazione è quello di assuefare i topolini
ad aree di alimentazione poco o nulla interagenti con
le attività svolte nei siti di bonifica murina.
Una volta collocati i punti esca essi devono essere ripristinati
e man mano adattati alle esigenze che si vengono a creare.
Terminata la fase di bonifica è spesso utile effettuare
un finissaggio manutentivo, posto che se ne ravvisi la
necessità, ma è importante la verifica critica
di tali trattamenti. Ciò fatto non resta che pianificare
il calendario degli interventi con lobbiettivo di
mantenere i risultati ottenuti, via via migliorandoli
e, consolidare contemporaneamente la prevenzione del rischio
di reinfestazione: con interventi antiinvasione, con attenti
monitoraggi ispettivi, con la valutazione dei fornitori,
e, non trascurabile fatto, con il miglioramento delle
nostre conoscenze e competenze nel contesto della troppo
spesso trascurata materia della igiene ambientale. Ciò
vale anche nel caso lintervento sia mirato alla
valutazione di un servizio appaltato; va ricordato che
la Legge sulla sicurezza del lavoro fa riferimento al
rischio igienico e alla necessità di eliminare
o quanto meno ridurre al minimo i rischi, di qual si voglia
natura, allorigine. A livello professionale il tutto
deve o dovrebbe essere certificato su moduli che consentano
di valutare i risultati lungo tutte le fasi dintervento
e per tutto il periodo di tempo in cui il calendario si
concretizza. Questa fase comune a tutti gli interventi
di bonifica per qualsiasi specie infestante sarà
indagata più avanti in uno specifico capitolo.

IL
RATTO NERO DEI TETTI
Questa specie è giunta nei nostri areali dalla
lontana Mesopotamia, probabilmente approfittando dei traffici
marittimi realizzati con le triremi dell'impero romano.
E' certamente la causa delle più importanti epidemie
di peste nell'epoca medioevale e ancor oggi rappresenta
un potenziale vettore di numerose malattie infettive:
salmonellosi, afta epizootica, adenovirosi, leptospirosi,
listeriosi, rickettosi, arborviriosi, dermatofitosi, leishmaniosi,
verminiosi ed altre ancora. Più agile del forte
ratto delle fogne, in genere colonizza i solai le strutture
elevate dei silos e sovente le chiome degli alberi, con
una certa predilezione per i pini marittimi e le palme.
I maschi della specie possono raggiungere i 300/500 g
di peso, la lunghezza del corpo può arrivare a
16-21 cm, mentre la coda è più lunga del
corpo di almeno un paio di centimetri. Le orecchie sono
piuttosto lunghe e in genere riescono, ripiegate, a coprire
l'occhio.
La dieta è onnivora, con preferenza alle proteine
di origine vegetale e giornalmente giunge a superare i
20 g di sostanza secca e 20 ml di acqua, ma il ratto nero
dei tetti può restare senza bere per più
giorni. Le feci e le urine sono di poco inferiori alle
quantità ingerite.
La durata della vita in cattività può arrivare
a sei anni, mentre in natura in genere non riesce a superare
l'anno. La maturità sessuale giunge dopo due mesi
e mezzo dalla nascita, la gestazione è di tre settimane,
lo svezzamento di quattro. Le nidiate per femmina in un
anno sono fra le sei e le otto per un numero di nati di
34 soggetti.
In questa specie la neofobia è forte soprattutto
in popolazioni insediate da un certo tempo e quindi da
consuetudini consolidate. Le caratteristiche psicofisiche
lo fanno un abile arrampicatore (riesce a salire entro
tubature verticali di 10 cm di diametro, al punto che
può apparire nella tazza dei bagni e misteriosamente
scomparire) un buon saltatore e un discreto nuotatore.
TECNICHE APPLICATIVE
Dovendo cimentarsi nella lotta al Rattus rattus bisogna
tener conto della neofobia di questa
specie e quindi ogni intervento di bonifica è bene
che sia rimandato a eradicazione avvenuta.
I trattamenti sono impostati con alcune analogie metodologiche
già esaminate nel capitolo
Identificazione dei luoghi infestati e, delle aree a rischio
nonché delle possibili vie di infestazione. Tali
luoghi sono riconoscibili per la presenza di untume (betalanolina),
feci, rosicchiature, camminamenti e tane o "nidi".
Localizzata l'infestazione si passa al posizionamento
di punti d'esca in numero adeguato e con esca idonea per
tipologia alimentare. Anche in questo caso può
risultare utile la tecnica della pasturazione con placebo.
Il calendario dei trattamenti in genere comporta interventi
ispettivi/applicativi con cadenza mensile e attenti interventi
antiinvasivi che devono sempre tener conto dell'agilità
e delle capacità arrampicatrici di questa specie.
Attenzione quindi a tubi, fili, pali, e quant'altro consenta
al nostro funambolico ratto di"accedere", ivi
comprese le pareti non perfettamente lisciate.
Anche in questo caso è buona norma negli interventi
professionali formalizzare i dati relativi ai trattamenti
con precise e circostanziate certificazioni.
IL
SURMOLOTTO O RATTO DELLE FOGNE
In poco più di un secolo, partendo dalle steppe
russe, questa specie ha conquistato la quasi totalità
del pianeta. Infatti, nella seconda metà del XVIII
secolo, probabilmente per un fenomeno tellurico di vasta
portata, inizia l immigrazione che in pochi decenni
gli consente di invadere l'Europa e, successivamente con
i traffici commerciali giunge nelle Americhe e via di
seguito negli altri continenti.
Animale vigoroso e aggressivo sottrae spazio al Rattus
rattus e fa suoi in breve tempo gli habitat sotterranei,
soprattutto se collegati alla rete idrica o fognante.
I maschi possono superate i 600 g di peso con dimensioni
simili al ratto dei tetti, ma con corporatura più
tozza,
con coda più corta del corpo e orecchie ed occhi
più piccoli. In laboratorio giunge a vivere fino
a 7 anni, ma in natura l'aspettativa di vita difficilmente
arriva a 10/11 mesi. La maturità sessuale giunge
fra i due mesi e mezzo e i tre mesi. La gestazione è
di poco superiore alle tre settimane e lo svezzamento
di quattro. Una femmina in un anno è in grado di
produrre una figliolanza di 40 unità in 4-5 nidiate.
La dieta solida è onnivora, con una certa preferenza
alle proteine animali e arriva al 10% del peso corporeo
con un apporto idrico di poco inferiore; urina e feci
in proporzione.
Le caratteristiche psico-fisiche sensoriali indicano animali
con odorato, gusto, tatto-udito molto sviluppati; mentre
possono contare su una vista piuttosto ridotta.
Sono animali assai forti, in grado di fare salti in alto
di quasi 80 cm e salti in lungo (da fermi) di 10/20 cm
superiori al metro e con la rincorsa raddoppiano le performance;
capaci di nuotate in superficie e in apnea di tutto rispetto;
riescono a scavare lunghe gallerie nel terreno perforando
sbarramenti di cemento magro e metalli teneri.
TECNICHE APPLICATIVE
La maggior parte di quanto è stato detto per le
precedenti specie vale anche per il surmolotto, o pantegana
che dir si voglia (vedi la neofobia del ratto nero) è
bene quindi cercare di lasciare tutto come sta, intervenendo
con pratiche di rat-proofing e di manutenzione solo dopo
la fase di eradicazione.
Per gli interventi di ampio respiro la procedura dovrebbe
(se possibili) seguire un andamento centripeto, con barriere
sanitarie che impediscano ad individui ormai isolati e
allarmati di migrare in altri siti, diffondendo micro
infestazioni in grado di affrancarsi in breve tempo data
l'alta capacità riproduttiva della specie. Particolare
attenzione va posta nel proteggere le esche in quanto
l'habitat di questi roditori coincide spesso con quello
di animali non-target e, in non pochi casi con quello
dell'uomo.
PIANIFICAZIONE E CALENDARIO DEI TRATTAMENTI
È buona norma attenersi all'obiettivo di eliminare
il problema nel più breve tempo possibile, non
è razionale ridurre l'infestazione senza mai arrivare
a risolvere il problema in termini quanto più risolutivi.
Ciò comporta in genere un intervento massiccio
realizzato in due/tre fasi. E qui inizia la fase più
delicata e, a nostro avviso, importante: il mantenimento
dei risultati. Perché difficoltosa?
Soprattutto perché cessata la fase di emergenza
si tende a diminuire l'attenzione al problema ed inoltre
perché i pochi esemplari rimasti tendono a sfuggire
a monitoraggi abituali, richiedendo infatti maggior impegno
ispettivo.
TRATTAMENTI COMPLEMENTARI
I trattamenti complementari sono fondamentali perché
hanno la finalità di rendere difficile la reinfestazione
e diventano nelle proiezioni futuribili una sorta di "prevenzione".
I trattamenti antiintrusione comportano l'apporre barriere
e reti a prova di ratti.
È assai importante in questa fase analizzare i
sistemi di chiusura (porte con fotocellule o a chiusura
automatica) adeguati alle specifiche esigenze, soprattutto
nel contesto industriale o presidi ospedalieri.
Per il territorio bene sarebbe porre attenzione alla rete
fognaria, ai bacini idrici, nonché agli allevamenti
agricoli. Questo capitolo ben si collocherebbe in contesto
di bonifica del territorio e/o di ingegneria "igienico-sanitaria".

MODULISTICA
- RILEVAMENTI PLANIMETRICI
Questo aspetto della bonifica murina fa parte della gestione
dell'informazione.
I dati raccolti in termini cartacei o elettronici consentono
di misurare e valutare i risultati, con conseguente ottimazione
dei trattamenti futuri.
Appare naturale ad ognuno di noi che si appresti a giocare
una partita a carte di riordinare le carte secondo schemi
adeguati al gioco: ad es. tutti i semi di quadri da una
parte e ben ordinati dai più bassi a quelli più
alti.
Le possibilità di vittoria si basano anche sulla
facilità di controllare le carte e ciò è
agevolato dal fatto di vedercele in sequenza davanti agli
occhi: il disordine renderebbe facile l'errore.

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