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GUIDA
ALLA DISINFESTAZIONE
(Linee guida nel controllo degli agenti infestanti)
INSETTI STRISCIANTI
SPECIE MENZIONATE
Parlando di "insetti striscianti" vengono subito
in mente vermi, bruchi, e larve, eppure con questo termine
chi opera nel settore dell'igiene ambientale comprende
quelle specie, infestanti che colonizzano prevalentemente
le superfici (pavimenti, pareti, ripiani, strutture, ecc.).
Inoltre il termine insetto è usato talvolta impropriamente
poiché in tale raggruppamento vengono inclusi acari,
zecche, ragni, scorpioni, millepiedi, e porcellini di
terra. Quindi possiamo affermare che questa classificazione,
lungi dall'essere propriamente entomologica, risulta invece
ottimale in termini pratici, in quanto presuppone una
certa uniformità nella modalità di trattamento
disinfestante, mirato alle superfici maggiormente frequentate
dagli
artropodi in questione.
Tra gli insetti striscianti i più classici ed anche
i più diffusi sono rappresentati dalle blatte,
dalle pulci e dalle formiche; vi sono inoltre le lepisme,
i dermestidi dei tappeti e delle case, nonché agli
artropodi quale già citati scorpioni, ragni ed
acari.
Altri ancora sono dal punto di vista del disinfestatore
di importanza relativa, per l'occasionalità della
loro presenza a livelli di danno; citiamo ad esempio i
grilli del focolare, le forbicine, i coleotteri delle
cantine, i pidocchi dei libri (psocotteri), i collemboli,
ecc.
BLATTE
Le blatte sono insetti arcaici, di ogni dimensione, da
molto piccole a gigantesche; hanno forma appiattita, lunghe
antenne filiformi, zampe spinose e un paio di vistose
appendici addominali (cerci). Generalmente sono provviste
di due paia di ali, di cui le anteriori, leggermente coriacee,
vengono tenute piatte sul dorso; volano comunque raramente
ed alcune specie, come la Blatta orientalis, hanno femmine
con ali ridotte.
Delle 3.500 specie conosciute, 400 circa sono presenti
in Italia, ma sono pochissime quelle dannose per l'uomo,
poiché la maggior parte vive tra la vegetazione.
Le più note e diffuse sono lo scarafaggio comune
(Blatta orientalis) e la blatta grigia (Blattella germanica),
ma gli operatori d'igiene ambientale devono sapere riconoscere
anche altre due specie ampiamente diffuse; il grande scarafaggio
americano (Periplaneta americana) e la blatta dei mobili
(Suppella longipalpa = Suppella suppellectilium).
Forniamo una classificazione riferita ad alcuni tra gli
habitat di elezione (naturalmente da non considerare in
maniera troppo rigorosa).
Aggiungiamo un ulteriore classificazione di tipo "climatico".
AMBIENTI FRESCHI
Blatta orientalis
AMBIENTI CALDI
Supella longipalpa
AMBIENTI CALDO/UMIDI
Blattella germanica e Periplaneta americana
AMBIENTI FRESCO/UMIDI
Periplaneta americana.

LA
LOTTA ALLE BLATTE
CICLO BIOLOGICO
Varia in funzione della specie ed è importante
conoscerlo ai fini di un corretto programma di disinfestazione.
Per quanto riguarda la B. germanica: l'ooteca schiude
in 14-20 giorni; lo sviluppo delle forme giovanili (simili
nell'aspetto agli individui adulti, ma senza ali -neanidi-
e successivamente con abbozzi di alari -ninfe-) si svolge
in 1-2 mesi richiedendo 5-7 mute.
L'ooteca di Supella Longipalpa schiude 40 giorni dopo
la sua deposizione ed il ciclo completo ha la durata di
3 mesi in condizioni ottimali. Periplaneta Americana depone
ooteche che schiudono dopo 1- 1,5 mesi. Il ciclo può
variare in relazione alla temperatura e alla umidità
da 6 mesi a 3 anni.
Gli stadi giovanili crescono attraverso una decina di
mute.
Per tutte le specie citate i cicli, durante l'anno si
accavallano e troviamo nello stesso tempo adulti, neanidi
e ninfe di ogni età, nonché ooteche. E'
bene ricordare che queste ultime sono le forme più
resistenti agli agenti ambientali, fisici e chimici, quindi
insetticidi compresi.
Il potenziale biologico della B. germanica consiste in
4-8 ooteche per femmina contenenti ciascuna 37-44 uova,
per un totale di 148-352 discendenti per femmina.
Il numero degli eredi di una B. orientalis femmina sarà
invece 128-144 fuoriusciti da 8 ooteche contenenti ognuna
16-18 uova.

ETOLOGIA
Le blatte vivono in maniera gregaria e tale comportamento
sembra essere sollecitato da feromoni, chiamati infatti
"di aggregazione", contenuti nelle feci. Posseggono
inoltre delle ghiandole speciali, poste nell'addome, che
secernano un liquido nauseabondo che funziona da repellente
per gli altri insetti; tali ghiandole prendono il nome
di "ghiandole repugnatorie" e l' odore emesso
è percepibile anche dall'uomo in quei luoghi in
cui vi è una elevata concentrazione di blatte.
Generalmente sono attive nelle ore notturne; vederle alla
luce del giorno presuppone l'esistenza di una notevole
infestazione. Infatti in tali orari solitamente riposano
in zone oscure e riparate. Istintivamente rifuggono la
luce; infatti se di sera accendiamo improvvisamente l'interruttore
della luce in un locale infestato, vedremo le blatte,
che stavano liberamente scorrazzando, precipitarsi fulmineamente
nelle zone più riparate ed oscure della stanza.
Dal punto di vista alimentare sono onnivore e banchettano
indifferentemente tra i rifiuti o sui piatti della più
raffinata "nouvelle cuisine".
Hanno capacità corsorie notevoli (sono velocissime!)
ma, differenza fondamentale ai fini di una corretta disinfestazione,
la B. germanica si arrampica con perizia su superfici
verticali lisce e soffitti, che verranno quindi trattati,
mentre la B. orientalis non è in grado di competere
in quanto non possiede ventose sotto le zampe.
SCHEMA DI LOTTA
Riconoscere innanzitutto la specie infestante.
Definire quindi il perimetro dell'area su cui intervenire
in modo da evitare pericolose fughe in zone adiacenti
non infestate e di conseguenza non trattate, che diverrebbero
vere e proprie "zone rifugio". Occorre quindi
prima di incominciare i lavori di disinfestazione veri
e propri effettuare un attento monitoraggio, utilizzando
delle trappole collanti e/o degli spray che abbiano un
attività stanante come ad esempio quelli a base
di piretro.
PROTOCOLLI DI INTERVENTO
LOTTA RESIDUALE
Scegliere le superfici da trattare e valutarne
l'estensione.
Preparare le superfici: lo sporco eccessivo può
inattivare rapidamente il prodotto usato, vanificando
il piano d'intervento.
Preparare con attenzione la soluzione/sospensione
d'uso.
Verificare le attrezzature.
Operare secondo le corrette norme di sicurezza:
rispettare le indicazioni riportate in etichetta sui dosaggi,
avvertenze e modalità d'uso (attenzione a sostanze
alimentari, persone e animali presenti nell'ambiente);
utilizzare sistemi di protezione adeguati.
Trattare in senso centripeto, ossia partendo dal
perimetro esterno dell'area seguendo una
"tattica di accerchiamento del nemico". Irrorare
le zone del battiscopa, gli angoli, le fessure, le crepe
e sotto e dietro mobili, macchinari, lavelli, ecc.
Intervenire sugli impianti elettrici con insetticidi
apolari e, comunque, non utilizzare mai per
queste soluzioni acquose o insetticidi contenenti acqua.
Se l'infestazione è causata da B. germanica
operare anche sulle superfici verticali, soffitti, cappe,
ecc. dove si possono annidare gli insetti.
Attendere che le superfici asciughino ed arieggiare
i locali prima di soggiornarvi nuovamente.
Verificare i risultati in maniera oggettiva.
Certificare sempre i trattamenti su appositi moduli
o diario dei lavori.
LOTTA ABBATTENTE
In alcuni casi è inoltre consigliata, con le dovute
precauzioni, una nebulizzazione finale a forte carica
abbattente.
TRAPPOLE
Ad attrattivo alimentare o feromone di aggregazione, con
superficie collante: sono utili
soprattutto per il monitoraggio e per l'identificazione
della specie infestante, per la valutazione del grado
d'infestazione e per l'individuazione dei punti di maggior
concentrazione degli insetti.
BONIFICA AMBIENTALE
Pulizia dell'ambiente.
Corretta gestioni di alimenti e rifiuti.
Ristrutturazione degli edifici.

CALENDARIO
DEI TRATTAMENTI
Intervenire periodicamente con trattamenti cadenzati nelle
strutture a rischio (p.es. ospedali, cucine, ristoranti,
ecc.).
L'intervallo varierà in funzione della specie,
della gravità della infestazione, dei fattori ambientali
predisponenti lo sviluppo delle blatte (temperatura, umidità,
presenza di cibo e anfratti per gli insetti, ecc.). Si
potranno quindi eseguire da 4 a 13 trattamenti in un anno.
Far coincidere le date dei trattamenti programmati con
i periodi di maggior proliferazione che in genere coincidono
con l'accensione e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento.
PERCHÈ INTERVENIRE: LE MALATTIE
La blatta è morfologicamente predisposta a raccogliere
germi e sporcizia che trova sul suo cammino. Oltre a veicolare
microbi col corpo con le zampette spinose e con le lunghe
antenne li dissemina nell'ambiente attraverso le deiezioni
e rigurgiti.
Quante volte siamo stati colti da leggera dissenteria
dopo avere mangiato in luoghi pubblici, mense o alberghi
poco puliti? Abbiamo così incolpato il cibo, forse
non proprio fresco, ma è più probabile che
siano stati gli scarafaggi i quali, durante le loro scorribande
notturne hanno trasportato qualche enterobattero, rimasto
poi su pane o cibi non protetti o sulle stoviglie.
Poteva andarci peggio: una salmonellosi!
Queste sono le forme patologiche più diffuse dalle
blatte, ma non bisogna scordare che in luoghi a rischio,
quali ospedali e comunità in genere, il potenziale
biologico d'infezione e contagio è superiore e
più pericoloso. Ricordiamo infatti che oltre i
batteri responsabili di gastroenteriti (Escherichia coli)
e salmonellosi (Salmonella spp.), gli scarafaggi sono
vettori Staphylococcus responsabili di ascessi, Pseudomonas
che producono infezioni, Shigella, Proteus, Mycobacterium
e addirittura Pasterella pestis (rilevata sugli insetti
in un focolaio di
peste ad Hong Kong), per un totale di ben 48 ceppi di
batteri patogeni. Possono inoltre diffondere protozoi,
nematodi e cestodi, pericolosi per l'uomo.
LE PULCI
Sono gli infestanti più comuni, dopo le blatte,
in ambiente urbano. Il randagismo per lo più felino
e la presenza di ratti sono le fonti di infestazione di
scantinati, solai, aree dismesse, depositi, ecc.; da questi
le pulci possono poi invadere abitazioni ed uffici adiacenti.
Le specie relative agli ospiti specifici sono la pulce
del gatto (Ctenocephalides felis), la pulce del cane (C.
canis) e quella del ratto (Xenopsylla cheopis). Ogni femmina
produce nella sua vita, che dura anche un anno, diverse
centinaia di uova. Le larve vermiformi vivono negli interstizi
dei pavimenti, nei ricoveri degli animali, tra i peli
di tappeti e moquette; si mimetizzano ricoprendosi di
detriti, polvere e rifiuti, fonti tra l'altro di cibo.
Dopo tre brevi stadi di crescita, le larve mutano in ninfe,
immobili ed anch'esse ben mimetizzate, dalle quali usciranno
le pulci adulte pronte a saltare su un ospite specifico
per succhiarne il sangue.
In mancanza di questo possono assalire e pungere persone
che si trovino a passare nei paraggi.
In condizioni ottimali il ciclo completo si conclude in
circa tre settimane. Possono quindi susseguirsi parecchi
cicli in un anno, concentrati in particolare nei mesi
estivi. Per il controllo delle pulci bisogna fare un primo
trattamento ad elevato potere abbattente per risolvere
il
problema immediato determinato dagli insetti adulti. Quindi
eseguire un'accurata pulizia per eliminare polvere, detriti,
rifiuti e con essi uova e stadi giovanili. Utilizzare
aspirapolveri forniti di sacchetto di carta asportabile,
che verrà distrutto. Lavare tutte le superfici
che saranno nuovamente trattate con un insetticida residuale.
Anche le pulci possono trasmettere patologie all'uomo
e agli animali, per esempio la teniasi provocata dal Dipilydium
caninum.

LE FORMICHE
Le specie più comuni che possono penetrare nelle
abitazioni, nei magazzini, negli ospedali e
negli edifici in genere sono le seguenti:
FORMICA ARGENTINA
(Iridomyrmex humilis)
FORMICA FARAONE
(Monomorium pharaonis)
FORMICA NERA
(Lasius niger)
FORMICA ROSSA
(Pheidole pallidula)
FORMICA RIZZACULO
(Crematogaster scutellaris)
Vivono in colonie (formicai) formate da una o più
regine fertili e da parecchie operaie sterili che si occupano
della gestione del nido: accudiscono regina e uova, allevano
e nutrono le larve, curano le pupe, mantengono pulito
il formicaio, lo riparano e lo allargano, quando è
necessario, raccolgono e immagazzinano cibo.
Alcune operaie, chiamate soldati e morfologicamente differenti
(hanno la testa più grossa), si dedicano infine
alla difesa della colonia.
Le formiche sono presenti tutto l'anno negli ambienti
riscaldati e sono generalmente più invadenti nei
mesi primaverili ed estivi, quando la ricerca del cibo
è una delle attività preponderanti e le
colonie sono in fase di sviluppo. La sciamatura delle
alate, maschi e femmine fertili che fonderanno nuove colonie,
avviene in estate.
Le formiche sono onnivore; alcune specie prediligono alimenti
zuccherini, altre sostanze proteiche, altre fanno incetta
di semi, altre ancora allevano afidi e cocciniglie per
la melata.
Quando trovano una fonte di cibo, p.es. rifiuti, vi arrivano
seguendo sempre lo stesso percorso.
Lo schema di lotta prevede l'individuazione e la distruzione
dei nidi. A questo scopo si possono anche utilizzare delle
esche alimentari avvelenate che agiscono quando vengono
trasportate dentro il formicaio. Questo metodo diventa
poco efficace quando la disponibilità alimentare
è elevata e la scelta dei cibi varia. I nidi possono
trovarsi dentro gli edifici infestati, sotto i pavimenti,
entro i muri, in fessure, interstizi e cavità varie,
oppure all'esterno negli angoli dei palazzi o dei marciapiedi,
nelle zone sterrate, nei prati o nei tronchi degli alberi,
persino in luoghi distanti dalla infestazione. Nel caso
in cui le formiche provengano dall'esterno ed i nidi non
siano stati individuati è necessario l'uso della
lotta residuale che serve per creare delle barriere provvisorie
e risolvere la situazione temporaneamente anche se con
efficacia. In seguito dovranno essere valutate caso per
caso le tecniche e le ristrutturazioni atte ad impedirne
nuovamente l'accesso.
La presenza di formiche negli ambienti confinanti è
indice di scarsa igiene.

LE
LEPISME
Più note come pesciolini d'argento per il loro
aspetto, le lepisme che possiamo reperire negli edifici
sono come nella tabella riportata, classificate secondo
il tipo di ambiente.
La prima è più frequente negli appartamenti,
nei magazzini, nella biblioteche, negli archivi; la seconda
predilige le panetterie e le cucine. Lepisma saccarina
è ricoperta di squame argentate mentre Thermobia
domestica ha una livrea più scura ed antenne e
cerci molto più lunghi. Questi insetti praticano
una sorta di danza nuziale che permette la fecondazione
indiretta della femmina, senza
accoppiamento. Ogni femmina di lepisma saccarina depone
1-3 uova giornaliere, per un totale di 50-100 nella sua
lunga vita, dalle quali fuoriescono neanidi simili agli
adulti, ma più piccoli. Dovranno compiere ben 50
mute per diventare degli insetti completi e questa crescita
richiederà almeno 4 mesi.
Le lepisme sono attive di notte, così il loro numero
aumenta progressivamente inosservato ed anche i danni
commessi.
Si nutrono con tutto ciò che trovano sul loro percorso
privilegiando le sostanze amilacee. Sono attratte dalla
colla della carta da parati e da quella dei libri rilegati.
Digeriscono anche carta, stoffa e pelli; possono così
rovinare volumi pregiati, quadri, stampe, tappeti, moquette
e carta da parati.
La lotta residuale è efficace ma bisogna scegliere
prodotti che non alterino le caratteristiche dei manufatti
di valore.

I
RAGNI
I ragni non sono insetti, ma appartengono alla classe
degli aracnidi, che si distinguono per avere 4 paia di
zampe ed il corpo diviso in due sezioni, cioè capo
e torace saldati ed addome; si riconoscono infine per
assenza di antenne.
Formano l'ordine degli Arameidi che costituisce il gruppo
più numeroso di aracnidi, contando ben 30.000 specie.
Tutti producono seta, che non sempre viene utilizzata
per comporre ragnatele, ma anche per proteggere le uova
ed i piccoli o per costruire la propria tana.
Tutti sono inoltre predatori e paralizzano le vittime
inoculando veleno. I maschi sono generalmente più
piccoli delle loro compagne e si riconoscono per i palpi
rigonfi.
In Italia non esistono ragni letali per l'uomo benché
viva in un'areale limitato alla zona di
Volterra un parente della Vedova Nera (Latrodectes Mactans);
questo ragno nostrano, detto per l'appunto ragno volterrano
(Latrodectes Tedecimguttatus) si riconosce per le 13 macchioline
rosse sull'addome nero, vive nel terreno tra la vegetazione
e se morde l'uomo può causare una grave forma di
avvelenamento spesso accompagnata da febbre.
Comune nei nostri giardini è il ragno crociato
(Araneus Diadematus) che tesse le tipiche ragnatele circolari
con fili a spirale su una raggiera. Sverna, come molti
altri rappresentanti di questo gruppo, alla stadio di
uovo, protetto all'interno da piccole sfere di seta. Folcidi
e Salticidi frequentano le nostre case: i primi colonizzano
gli angoli, dove costruiscono vistose ragnatele, i secondi
percorrono gli ambienti a piccoli salti (da cui il nome)
alle ricerca di prede. La Tegenaria domestica, grosso
ragno peloso e invece comune nelle cantine, dove realizza
tele non appiccicose che servono ad avvisare il predatore
del passaggio di una vittima. Magazzini, depositi ed industrie
sono spesso visitate dagli aracnidi che possono trovare
un habitat ideale per proliferare.
Per il loro regime dietetico, le infestazioni di ragni
seguono solitamente quelle di altri insetti. Anche in
questo caso è indicata la lotta residuale con prodotti
di contatto. Naturalmente è consigliabile eseguire
prima del trattamento un adeguata pulizia comprendente
la rimozione
delle ragnatele. La presenza di ragni è indice
di scarsa igiene e trascuratezza ambientale.
I
DERMESTIDI
Nelle abitazioni sono comuni due specie di piccoli coleotteri
dei tappeti: Anthrenus verbasci e
Attagenus pellio. Gli adulti sono floricoli ed entrano
nelle case per deporre (circa un centinaio di uova per
femmina). Le larve, riconoscibili dal corpo ricoperto
di setole (A. verbasci) e dal lungo ciuffo di peli all'estremità
addominale (A. pellio), sono responsabili di danni a tappeti
di lana, pellicce, piumini, manufatti in pelle ed animali
impagliati.
In condizioni ottimali il ciclo si svolge in tre mesi
anche se in genere si ha una sola generazione in un anno.
Lavaggi, spazzolature, uso di aspirapolvere sfavoriscono
lo sviluppo di questi insetti.
Nel corso di forti infestazioni si attua la lotta residuale
che garantisce una protezione duratura. Anche in questo
caso bisogna scegliere prodotti che non alterino le caratteristiche
di manufatti di valore.

GLI SCORPIONI
Anche gli scorpioni non sono insetti che appartengono
anch'essi alla classe degli aracnidi.
Posseggono due appendici boccali trasformate in pinze
ed un addome allungato e terminante
con un uncino ricurvo: il pungiglione.
Gli scorpioni italiani appartengono al genere Euscorpius
e non sono pericolosi per l' uomo nonostante possono pungerlo.
Le specie più comuni sono Euscorpius flavicaudis
(scorpione dalla coda gialla) originaria dell'Europa meridionale
e l'affine Euscorpius italicus (scorpione italico) sono
piccoli rispetto alle pericolose specie straniere (già
nella vicina Francia esistono scorpioni velenosi come
il Buthus occitanicus, giallastro e di dimensioni superiori);
misurano infatti da adulti 3-5 cm (E. italicus) e 3-4
cm (E. flavicaudis) e sono di colore bruno scuro.
Nell'Italia settentrionale, soprattutto in Alto Adige
troviamo anche l'Euscorpium germanus (scorpione germanico),
presente fino a 2.000 m di altezza.
Le femmine sono delle madri premurose che accudiscono
la prole, portandola costantemente sul dorso fino a quando
i piccoli non diventano autosufficienti. Questi sono di
aspetto simile all'adulto e per crescere compiono diverse
mute.
Vivono in luoghi riparati, bui ed umidi; possono trovare
un habitat ideale in sottoscale, cantine, lavanderie,
legnaie di case rustiche. Gli scorpioni sono predatori
attivi nelle ore notturne. Si cibano di altri artropodi
che catturano con i cheliceri (le pinze) ed uccidono con
il pungiglione.
Quando è necessaria si attua la lotta residuale.

GLI ACARI
Si tratta di una sottoclasse appartenente anche questa
al gruppo degli aracnidi. Se vogliamo essere pignoli definiremo
le zecche, di cui parleremo in seguito come acari dell'ordine
Parasitiformes; mentre gli acari, come generalmente vengono
intesi, fanno parte dell'ordine degli Acariformes. Questi
ultimi hanno colonizzato ogni habitat: piante, terreno,
esseri viventi, derrate immagazzinate e perfino gli ambienti
domestici.
Tra gli acari che infestano il verde ricordiamo gli Eriofidi
che formano galle ed i Teranichidi o ragnetti rossi che
si nutrono della linfa delle foglie decolorandole (per
esempio Panonycus ulmi); possono anche ricoprire la vegetazione
con una fitta tela sericea sotto la quale vive la popolazione
di acari (per esempio Tetranycus urticae). Gli acari che
vivono, come parassiti o come soprofiti, su altri esseri
viventi sono parecchi. Gli ospiti possono essere innumerevoli,
dagli insetti, come api, formiche, mosche, ai mammiferi,
finanche all'uomo: ricordiamo l'acaro della scabbia (Sarcoptes
scabiei), l'acaro della mietitura (Trombicula autumnalis)
che provoca l'eritema autunnale e il più innocuo
Demodex folliculorum che vive nei follicoli piliferi umani
soprattutto nelle pieghe nasali.
Nelle nostre case infine abitano minuscoli inquilini:
sono gli acari della polvere, ragnetti dal corpo globoso
ricoperto di setole. I Piroglifidi, i maggiori rappresentanti
di questo gruppo, si sviluppano in condizioni ottimali
in un mese. La femmina depone diverse decine di uova (circa
una al giorno) nel corso della sua lunga vita (100-150
giorni). Da queste schiudono larve esapode che, in breve
tempo, attraverso una fase quiescente di due giorni, mutano
in protoninfe con 8 zampe, quindi in tritoninfe ed infine,
sempre attraverso una fase quiescente, si trasformano
in adulti. In ambienti favorevoli le generazione si susseguono
e si accavallano. Gli acari possono essere causa di reazione
allergiche di varia entità (rinite, asma, dermatiti).
Spesso ci si accorge dell'insorgere di forti infestazioni
dall'aggravarsi di tali reazioni allergiche. Ciò
di solito coincide con la fine dell'estate e l'inizio
dell'autunno; si creano infatti le condizioni ottimali
per lo sviluppo degli acari della polvere, cioè
un'elevata umidità ambientale (U.R. 60- 90%) ed
una buona dose di caldo (20-25°C). Inoltre ambienti
caldo-umidi possono incrementare la presenza di muffe
e spore fungine, base alimentare di alcuni acari Glicifagidi.
Anche rappresentanti della famiglia Acaridi si possono
reperire nella polvere, ma in misura limitata, prediligendo
come habitat le derrate alimentari. La lotta agli acari
è problematica e non standardizzabile. Si può
intervenire sia agendo sui fattori limitanti lo sviluppo,
che utilizzando mezzi chimici. Nel primo caso diminuendo
l'umidità e la temperatura ambientale ed eliminando
dai locali moquette, tendaggi, tappeti, peluches ed altro
che posso trattenere polvere ed acari. Nel secondo caso
con trattamenti ambientali di vario genere (abbattenti
e/o residuali) dopo attenta valutazione di un perito.
LE ZECCHE
Le zecche appartengono alla sottoclasse degli acari e
rappresentano fin dall'antichità un grande pericolo
per l'uomo e per numerosi animali a causa delle numerose
malattie che possono trasmettere: borelliosi (malattia
di Lyme), rickettosi (febbre Q.), spirochetosi, arbovirosi,
piroplasmosi, ecc. Le zecche più comuni appartengono
alla famiglia degli Ixodidi (zecche dure) e a quella degli
Argasidi (zecche molli dei colombi). Il ciclo biologico
(uovo, larva, ninfa, adulto) può essere complesso
interessando più ospiti intermedi ed anche la durata
è assai variabile da pochi mesi ad alcuni anni.
Questi artropodi succhiatori di sangue presentano alcune
curiosità, ad esempio le forme giovanili hanno
sei zampe mentre gli adulti otto come ogni aracnide che
si rispetti e, cosa ancor più stupefacente, riescono
a sopportare lunghi periodi di digiuno, anche più
di un anno, nell'attesa di poter parassiterizzare il loro
ospite.
La lotta può interessare grandi areali soprattutto
ove viene praticata la pastorizia oppure ove vi siano
problemi di randagismo canino nonché nelle aree
urbane a grande infestazione di piccioni. Da ciò
consegue la necessità di tenere sotto controllo
il fenomeno del randagismo e di occuparsi attivamente
degli stormi di colombi delle nostre città. Per
quanto concerne la lotta nelle aree infestate o potenzialmente
a rischio è importante effettuare trattamenti residuali
con irrorazioni di prodotti ad attività insetticida-acaricida
avendo cura di bagnare bene. Pratica di una certa importanza
risulta anche l'intervenire asportando le feci dei colombi
e procedendo anche ad interventi complementari di disinfezione.
Per i ricoveri degli animali da reddito o d'affezione
è bene organizzare interventi periodici in quanto
la diffusione di questi parassiti sta interessando sempre
più vasti areali con catene "epidemiologiche"
sempre più ramificate dalle piazzole di parcheggio
e ristoro delle autostrade (zecche dure dei cani) ai sottotetti
delle nostre case (zecche molli dei piccioni).
GLI
INSETTI DELLE DERRATE ALIMENTARI
INTRODUZIONE
Dai primi albori dell'agricoltura e delle pratiche di
allevamento, l'uomo si è trovato di fronte ad un
problema di non facile soluzione, ovvero quello legato
alla conservazione nel tempo dei prodotti vegetali ed
animali. Pratiche come l'essiccamento e la salatura risolsero
la questione a livello pratico, impedendo la degradazione
di frutta, legumi, pesci, carni ecc.. Altri alimenti,
come i cereali, non necessitavano che di un "semplice"
immagazzinamento, in contenitori quali anfore, vasi, olle
per piccole quantità, depositi e sili per produzioni
elevate (già nell'antico Egitto si parla di locali
appositi alla conservazione dei cereali), per garantire
quelle
condizioni di temperatura e umidità necessarie
a mantenerli inalterati nel maggior tempo possibile.
Risolti questi problemi, di non poco conto, se ne sovrapposero
altri che spesso vanificarono gli sforzi fatti. E' vero
che dove abbonda il cibo si riuniscono gli affamati, così
gli insetti, date le loro caratteristiche fisiche (dimensioni
ridotte, apparati boccali taglienti, ovopositori estroflessibili),
potevano penetrare negli ambienti in cui stazionavano
gli alimenti e farne razzia. Molto si è cercato
di fare per opporsi a tali "invasioni" ed ancora
oggi, nonostante le tecniche di conservazione ed immagazzinamento
raggiunte, la partita è ancora aperta e bisogna
stare sempre attenti a non consentire agli insetti di
nutrirsi alle nostre spalle.

LE
SPECIE INFESTANTI
L'argomento in questione è molto vasto poiché
i divoratori di derrate alimentari sono parecchi e le
scelte dietetiche di ciascuna specie possono essere particolari
o includere tutto ciò che è commestibile,
toccando tutte le possibilità comprese in questo
raggio di scelta.
Inoltre alcuni insetti diventano infestanti secondariamente,
per motivi diversi, per esempio perché sono state
aperte le vie di penetrazione dagli infestanti primari
(se una specie vedi tabella coleotteri- si nutre
solo di semi rotti, può più facilmente svilupparsi
dove questi siano stati forati da un'altra già
insediatasi), o perché predatori o parassiti dei
medesimi (cimici, elateridi, forbicine, imenotteri braconidi,
ma anche altri artropodi quali i diffusissimi ragni),
o
anche perché favoriti da tecniche errate di conservazione
(diversi insetti detriticoli, cioè che si nutrono
di detriti organici, o micetofagi, ovvero mangiatori di
muffe e funghi, possono anch'essi frequentare le derrate
alimentari immagazzinate).
Verranno trattate le specie più frequenti di lepidotteri,
ditteri e coleotteri, mentre tralasceremo, pur citandoli
in un'apposita tabella, quelli onnivori o comunque con
una variabilità alimentare molto ampia, come le
blatte, le formiche, le lepisme, i grilli, le mosche domestiche
e le vespe.
Infine accenneremo agli acari, segnalando le specie che
comunemente possono attaccare le derrate alimentari, ricordando
che questi minuscoli artropodi non appartengono alla classe
degli insetti, bensì a quella degli aracnidi.
LEPIDOTTERI
Le seguenti specie presentano alcune caratteristiche in
comune. Sono tutte di piccole dimensioni, con apertura
alare intorno a 1,5 - 2,5 centimetri, vengono di solito
chiamate tignole e le loro larve generalmente infestano
le derrate producendo bave e tele sericee.
Spesso per impuparsi si allontanano dagli alimenti infestati.
Non sono delle buone volatrici.
PLODIA INTERPUNCTELLA
Volgarmente detta tignola fasciata, si riconosce per le
ali anteriori, quelle che in posizione di riposo ricoprono
il corpo, che sono color crema fino a metà e nettamente
bruno-rossastre l'altra metà. E' estremamente diffusa
per la sua polifagia: attacca sfarinati, cariossidi di
cereali ed altri semi, pasta, dolciumi, frutta secca,
cacao, cioccolata, mangimi per animali, e molte altre
sostanze. È la specie più frequente nelle
abitazioni, nei magazzini e nelle industrie di trasformazione.
Il ciclo biologico ha una durata variabile in rapporto
alle condizioni
ambientali (T, U.R. e cibo): in condizioni ottimali si
svolge in poco più di un mese, ma può prolungarsi
per parecchi mesi.
Si hanno in genere 1-2 generazioni annuali al nord e 3-4
al sud.
EPHESTIA KUEHNIELLA
Nota come tignola grigia, ha le ali anteriori, grigie,
screziate di grigioscuro;le ali posteriori, non visibili
quando è posata, sono biancastre.E' la specie più
frequente nei molini, e la sua diffusione negli altri
ambienti, segue la tignola fasciata. Predilige soprattutto
farina e semola di cereali, m può infestare anche
innumerevoli derrate quali, semi, legumi, frutta secca,
spezie, cioccolata, pasta, dolci, funghi secchi, latte
in polvere, ecc.. Il ciclo si svolge
in 2-3 mesi in condizioni ottimali; si possono avere da
1 a 5 generazioni annuali.
CORCYRA CEPHALONICA
E' chiamata tignola del riso, ma attacca spesso numerose
altre derrate quali cacao, cioccolato, biscotti, frutta
secca, farina, semi di sesamo, ecc.. E' molto comune nei
depositi di cereali e nelle industrie dolciarie. Le ali
anteriori appaiono di colore bruno-giallastro, con leggere
striature, le posteriori bruno-grigiastro. La durata del
ciclo varia in funzione delle condizioni ambientali da
un mese e mezzo a sei mesi; si possono così contare
3-4 generazioni annuali.
PYRALIS FARINALIS
E' la tignola della farina, più grande delle altre
e con caratteristiche macchie nelle ali di colore bruno.
E' un infestante particolare, che indica generalmente
un cattivo stato di conservazione delle derrate: attacca
farine, cereali, fieno, frutta e funghi secchi, soprattutto
se umidi ed ammuffiti. Si rinviene prevalentemente nei
depositi di granaglie, nei molini e nei mangimifici. Il
ciclo dura un mese e mezzo o due, in condizioni ottimali,
ma in
genere si rileva una generazione annuale.
CALENDARIO DEI TRATTAMENTI
Intervenire secondo necessità in rapporto ai dati
forniti dal monitoraggio, e dalle ispezioni alle strutture
e ai materiali (importante è stabilire le soglie
di intervento). Il calendario standard prevede trattamenti
periodici ogni due, quattro settimane in relazione alle
condizioni climatiche ed ambientali (per quanto concerne
le infestazioni da tignole).

DITTERI
PIOPHILA CASEI
E' conosciuta come mosca del formaggio e le sue larve,
conferendo ai formaggi un gusto particolare, sono ancora
considerate una specialità gastronomica in alcune
zone del nostro Paese. Ricordiamo però che il consumo
di prodotti infestati può provocare disturbi intestinali,miasi,
ulcerazioni gastriche ed infezioni batteriche. Gli adulti
sono piccole mosche che frequentano anche sostanze in
decomposizione (rifiuti, escrementi, ecc.) diventando
così potenziali veicoli di germi patogeni. Depongono
le uova su formaggi grassi, insaccati, carni e pesci affumicati,
farina di carne. Le larve sono caratterizzate dal particolare
modo di spostarsi, se disturbate. Afferrano la coda con
la bocca, formando un cerchio, quando lasciano l'estremità
scattano come molle: possono saltare fino a 10 cm di altezza.
Il ciclo completo si conclude in 2-3 settimane e possono
susseguirsi, soprattutto nei mesi caldi diverse generazioni.
L'insetto si sviluppa solo sopra i 10°C.
DROSOPHILA SPP.
Le drosofile sono note per gli studi genetici dei cromosomi,
ma purtroppo anche perché infestano diverse industrie
di trasformazione. Si chiamano infatti in numerosi modi:
moscerini della frutta o dell'aceto o del vino o del mosto,
in funzione delle sostanze attaccate. Gli adulti sono
delle minuscole mosche di circa 3 mm, con grandi occhi
rossi. Le larve, di forma conica come negli altri ditteri,
si sviluppano sulla superficie dei materiali in fermentazione.
Il ciclo dura 15 giorni in condizioni ottimali e si possono
avere fino a 20 generazioni in un anno.
L'adulto è attratto dalla luce.
LUCILIA SPP., CALLIPHORA SPP. E SARCOPHAGA SPP.
Sono molto comuni e conosciuti come mosconi della carne:
il primo è verde metallizzato, il secondo blu ed
il terzo grigio con occhi rossi. Gli adulti si trovano
spesso sui fiori, poichè si nutrono soprattutto
del loro nettare, frequentano però numerose sostanze
in decomposizione quali cadaveri, escrementi e rifiuti
ed in tal senso sono potenziali vettori di microrganismi
anche patogeni. Sono infestanti delle industrie di lavorazione
e trasformazione della carne e del pesce. Possono attaccare
anche salumi e formaggi. Il ciclo si completa in 2-3 settimane
in condizioni ottimali e si possono avere numerose generazioni
in un anno.
CALENDARIO DEI TRATTAMENTI
Anche in questo caso si opera in genere secondo necessità.
Nei periodi caldi i trattamenti vengono eseguiti ogni
1-3 settimane in funzione del ciclo dei ditteri infestanti.
COLEOTTERI
DERMESTES LARDARIUS
E' detto dermeste del lardo; ha piccole dimensioni (6-10
mm), ed è facilmente riconoscibile perchè
di colore nero con una caratteristica fascia giallo ocra
maculata sulle elitre. Attacca numerose sostanze di origine
animale quali lardo, insaccati, carne e pesce secco, mangimi
zootecnici, formaggi stagionati, pellami, ecc.. E' stato
rinvenuto anche su arachidi e biscotti. Il ciclo biologico
dura circa 2 mesi e si possono contare da 1 a 6 generazioni
annuali. Le larve sono molto pelose e le setole se ingerite
possono ulcerare l'apparato digerente o causare allergie.
Ricordiamo inoltre che le larve mature, per impuparsi
scavano delle nicchie nel materiale circostante (per esempio
bancali in legno) danneggiandolo.
LASIODERMA SERRICORNE
L'anobio del tabacco è un coleottero minuscolo
(2-3 mm), di forma ovale, marrone, con elitrelisce. Vola
facilmente. Le larve sono giallastre, con cuticola molle,
corte, grassoccie e si dispongono curvate come una C.
Attaccano una moltitudine di derrate alimentari: spezie,
semi, tabacco, frutta secca, farine, dolciumi, cioccolato,
cacao, semi oleosi, mangimi zootecnici, ecc..
In condizioni favorevoli il ciclo si conclude in circa
un mese (a 32°C e 75% di U.R.).
Solitamente si hanno 3 generazioni in un anno. Hanno una
notevole capacità di perforare diversi involucri
e di penetrare in confezioni apparentemente chiuse (p.es
scatole e sacchetti).
ORYZAEPHILUS
SURINAMENSIS
Comunemente viene chiamato silvano. Appare come un coleottero
minuto (2,5 - 3 mm), di forma stretta e allungata, con
un protorace vistoso e caratteristico, fornito di prominenze
laterali appuntite. E' un infestante molto diffuso: frequenta
molini, magazzini, industrie di trasformazione, e depositi
di cereali. Le larve si cibano di svariate derrate, cariossidi
(solo se spezzate o già attaccate da altri parassiti)
di cereali, farine e derivati, frutta secca, semi oleosi,
legumi, cacao, tabacco caffè, spezie, ecc. Gli
adulti sono detriticoli. Il ciclo si svolge in 20 giorni
in condizioni ottimali (32°C e 90% di U.R.); il tempo
necessario allo sviluppo quadruplica a 20°C. Si possono
svolgere da 2 a 8 generazioni in un anno.
STEGOBIUM PANICEUM
L'anobio del pane è simile a quello del tabacco;
differisce per le elitre che presentano dei solchi striati.
La larva è simile a quella degli altri anobidi.
E' un insetto essenzialmente polifago ma attacca prevalentemente
prodotti amilacei come pane, pasta, biscotti, crackers,
farina, crusca. Può svilupparsi anche a spese di
droghe, spezie, semi, dadi da brodo e persino legname
in opera. Il ciclo si svolge in 2 mesi in condizioni ottimali.
Si hanno in genere da 1 a 3 generazioni in un anno.
TENEBRIO MOLITOR
E' specie tipica dei molini da cui deriva anche il nome
comune: tenebrione mugnaio. E' un coleottero di grosse
dimensioni (13-18 mm), di colore bruno. Le larve sono
coriacee, cilindriche, giallo-brune. Infesta prevalentemente
farine, crusca, grano ma può attaccare anche pasta,
biscotti, fiocchi d'avena, panelli e residui vegetali.
La presenza di questo insetto è indice di scarsa
igiene poichè presenta un ciclo molto lungo anche
in condizioni favorevoli che dura da 4 - 8 mesi. Generalmente
si svolgono 1-2 generazioni in un anno.
TRIBOLIUM CASTANEUM
Il tribolio è un piccolo coleottero (3-4 mm) di
forma allungata e colore marrone scuro, buon volatore.
La larva è giallo-bruna, coriacea, poco più
lunga dell'adulto. E' un infestante dei molini, dei depositi
e delle industrie di trasformazione dei cereali. Infatti
attacca prevalentemente cereali in granella, farine e
derivati. E' in grado di nutrirsi anche di frutta secca
e latte in polvere. Il ciclo biologico si può concludere
in meno di un mese e solitamente in 3. Di solito si svolgono
4 - 7 generazioni annuali. Le farine infestate per due
o tre mesi assumono un'odore sgradevole, acre e pungente
ed una colorazione rosa-brunastra.
SITOPHILUS GRANARIUS
Il punteruolo del grano, o calandra, è un coleottero
di dimensioni ridotte, sotto il mezzo centimetro, di colore
bruno e con caratteristico rostro allungato che identifica
il suo nome comune. Attacca cariossidi di cereali, pasta,
legumi, ecc.. Il ciclo biologico dura circa un mese in
condizioni favorevoli. Il numero di generazioni in un
anno si aggira intorno a 3-6.
CALENDARIO DEI TRATTAMENTI
Intervenire secondo necessità in rapporto ai dati
forniti dal monitoraggio, e dalle ispezioni alle strutture
e ai materiali (importante è stabilire la soglia
di intervento). Il calendario di intervento prevede trattamenti
periodici ogni 15 giorni circa, soprattutto in presenza
di infestazioni multiple. Se si conosce l'insetto infestante
si opera in rapporto alla lunghezza del ciclo nelle condizioni
ambientali correnti.

ACARI
Gli acari sono degli artropodi minuscoli, al di sotto
del millimetro, che però possono diventare evidenti
quando infestano i prodotti immagazzinati, sia perchè
si riuniscono in agglomerati, sia perchè deteriorano
le sostanze attaccate. Alcune specie possono essere frequenti
nei depositi, nelle celle di stagionatura e nelle industrie
alimentari. Per brevità e chiarezza elenchiamo
le più diffuse in una tabella in cui vengono inserite
anche in un contesto sistematico.
CALENDARIO DEI TRATTAMENTI
Controllare le condizioni che favoriscono lo sviluppo
degli acari (temperatura ed umidità elevate). Operare
secondo necessità: utilizzare in maniera integrata
i vari prodotti, alternando i principi attivi (è
nota la capacità di queste specie di "contrarre"
resistenze semplici o crociate) e disinfettanti con potere
antimuffa.

GLI
HABITAT
Gli insetti delle derrate, seguono da vicino l'iter di
trasformazione degli alimenti, partecipando attivamente
alla catena alimentare. L'infestazione può addirittura
partire dal campo stesso e quindi penetrare nei depositi
delle materie prime. Se non vengono fatti i controlli
idonei gli insetti potranno essere esportati alle relative
industrie, che dovranno fermare gli insetti all' entrata.
E' bene ribadire che l'attacco può in ogni caso
cominciare da qualsiasi punto debole della catena. Non
è quindi sufficiente, anche se necessario il controllo
delle merci in attesa di stoccaggio, ma bisogna sempre
vigilare con adeguati sistemi di controllo, quali ad esempio
il monitoraggio costante o eseguire trattamenti preventivi
alle strutture per impedire l'affrancarsi di focolai di
infestazione latenti. Nelle industrie di trasformazione
poi molteplici fattori possono favorire l'insediamento
di altri insetti, attratti dalle nuove caratteristiche
organolettiche delle sostanze lavorate. Il più
ovvio riguarda certamente la pulizia di locali e
macchinari dai residui delle lavorazioni. Infatti polveri
e liquidi percolanti, se non rimossi a dovere sono degli
ottimali focolai di infestazione per molti insetti, il
cui sviluppo viene favorito anche da temperature e umidità
particolari che si possono ritrovare in alcuni locali
o addirittura in specifiche zone di un locale come nei
pressi di macchinari, forni, aree di essiccazione (microclimi
a rischio). I prodotti finiti seguono poi l'itinerario
dei punti di
distribuzione dove alcuni accorgimenti dove bisogna mantenere
le stesse procedure utilizzate nei locali di transito:
brevi periodi di immagazzinamento, eliminazione immediata
di confezioni deteriorate, rotte o con evidenti anomalie,
nuovamente pulizia dai residui alimentari, monitoraggio,
basse temperature e umidità, trattamenti preventivi
alle strutture. Gli insetti possono infine giungere fino
a noi, nelle nostre dispense, sia attraverso i prodotti
finiti, ma fortunatamente si tratta di casi limitati,
che penetrando dall'esterno, richiamati dalla presenza
dei substrati alimentari.
E' ancor più facile che già nelle abitazioni
stesse siano presenti dei piccoli focolai di infestazione,
spesso latenti, di insetti polifagi, quali l'anobio del
tabacco (Lasioderma serricorne) che può infestare
sigarette e fiori secchi per poi passare ad una moltitudine
di alimenti conservati o la tignola fasciata (Plodia interpunctella)
che può proliferare soprattutto in presenza di
confezioni aperte o mal sigillate. Anche la frutta secca,
come le noci o
le arachidi, può nascondere larve (p. es. di Ephestia
spp.), i cui adulti periodicamente sfarfallano minacciosamente.
Ricordiamo infine che se gli insetti spesso viaggiano
con gli alimenti, è anche vero che trovano spazio
e riparo nei numerosi anfratti che presentano gli imballaggi.
Ciò è favorito dal comportamento di diverse
specie che, in alcune fasi del loro ciclo di vita, lasciano
il substrato alimentare come per esempio accade durante
lo stadio di larva matura, quando migrano alla ricerca
di un luogo protetto per trasformarsi in pupa. Quindi
attenzione alle confezioni di cartone, in particolare
quello ondulato, alle pieghe dei sacchi di ogni genere,
ai bancali in legno (p. es. il dermeste del lardo - Dermestes
lardarius - è una delle specie capaci di scavare
nel legno per crearsi una nicchia idonea all'impupamento),
ma anche alle fessure dei pavimenti e delle pareti dei
mezzi di trasporto e dei locali di transito.
I DANNI
Le perdite annuali dovute all'intervento dei parassiti
sulle sostanze alimentari immagazzinate,si aggira, secondo
la F.A.O., intorno al 9% nei Paesi tecnicamente più
avanzati, ma sale al 35% nelle nazioni ancora in via di
sviluppo. I danni sono dovuti solo parzialmente al consumo
diretto; ben più importanti sono le perdite derivate
dal deterioramento e quindi dall' impossibilità
di consumare i cibi infestati. Questi infatti rimangono
imbrattati da spoglie di insetti, dalle loro bave, fili
sericei e deiezioni, nonché da microrganismi di
ogni genere, talvolta anche patogeni, cui fungono da veicolo.
Sotto il profilo sanitario, inoltre, bisogna considerare,
le possibili reazioni allergiche che possono causare il
contatto e l'ingestione di acari, peli di dermestidi,
ed altri residui di insetti. In diversi casi anche leggere
infestazioni possono rendere inutilizzabili alcune derrate,
per esempio le
farine attaccate da Tribolium spp. assumono un odore ed
un sapore sgradevoli.
Non bisogna inoltre dimenticare i danni di immagine e
di conseguenti ispezioni sanitarie che possono provocare
insetti e larve rinvenuti all'interno di prodotti confezionati.
Infine, se i luoghi di lavoro sono igienici, anche dal
punto di vista entomologico, cioè esenti da insetti,
anche il personale si sentirà più motivato
ad operare in maniera ortodossa, mantenendo un
atteggiamento di attenzione al problema.
IL CONTROLLO: PREVENZIONE - MONITORAGGIO - LOTTA
La lotta agli insetti delle derrate alimentari, deve tenere
conto di alcuni fattori specifici, primo fra tutti la
presenza di alimenti, che devono giungere al consumatore,
privi di residui e secondo le norme previste dalla legge.
Inoltre, spesso nei luoghi di trasformazione, si aggiunge
la presenza pressoché costante del personale lavorativo.
Infine dal punto di vista applicativo, sempre nelle industrie
di trasformazione, si possono avere temperature e umidità
elevate e strati di materiale organico derivato dalle
lavorazioni, in grado di influire sulla riuscita dei trattamenti
chimici. E' quindi importante in questi casi utilizzare
la sola lotta farmacologica come ultima risorsa, impiegando
invece tutta una serie di metodi e mezzi integrati (Integrated
Pest Management), che comunque non escludono l'ausilio
della chimica, in grado di portarci al raggiungimento
del nostro fine. Bisogna quindi agire in modo da limitare
il più possibile l'affrancarsi di infestazioni.
La prevenzione comporta un'attenzione al problema in questo
senso.
Progettazione di ambienti a prova di insetto.
Ristrutturazione di ambienti allo stesso scopo:
doppie porte con ritorno, reti a maglie sottili applicate
a finestre ed altre aperture, sigillatura di crepe e fessure
di vario genere e così via (la ristrutturazione
di ogni luogo deve sempre essere valutata caso per caso).
Pulizia dei locali di transito con relativo ordine
nella sistemazione delle merci, che devono sempre poter
essere ispezionate: collocazione su bancali sollevati
da terra e distanziati tra di loro e dalle pareti, evitare
in ogni caso confezioni aperte e materiale sfuso.
Trattamenti (utilizzando Presidi Medico Chirurgici)
preventivi dei locali eseguendo programmazioni che prevedono
periodicamente a brevi scadenze il "tutto vuoto".
Ispezione delle merci in entrata.
Controlli delle produzioni con il filth-test (indica
l'eventuale presenza di insetti o parti di essi, nonché
di altro materiale estraneo quali peli, feci di topi,
ecc. negli alimenti lavorati.
Se spesso risultano improponibili le soluzioni che riguardano
i primi due punti, molto si può fare, riguardo
alla pulizia, all'ordine, ai trattamenti preventivi ed
ai controlli.
Anche il monitoraggio è un'altra forma di controllo
che solitamente viene utilizzata a scopo preventivo. L'uso
di trappole per la cattura di insetti infestanti che impiegano
come attrattivi feromoni, alimenti, luce o colori (singolarmente
o talvolta associati) serve a valutare le variazioni di
presenza di determinate specie in un ambiente. E' un metodo
semplice e pratico in qualsiasi luogo (magazzini, industrie
di trasformazione, molini, supermercati, negozi, ecc.)
e permette di agire con tempestività ed anche precisione.
Infatti, in un locale con parecchi alimenti differenti,
è possibile in molti casi individuare più
facilmente un focolaio di infestazione a partire dalla
specie cui si è riscontrato un aumento. Anche per
questo motivo è utile saper riconoscere gli insetti
infestanti le derrate alimentari. Il mercato offre numerosi
tipi di trappole per le diverse esigenze.
La lotta si può attuare con mezzi fisici (alcuni
dei quali di difficile realizzazione) o chimici.
I primi comprendono l' uso di:
calore , conseguito con il semplice riscaldamento
delle derrate o con impianti a microonde o con l'impiego
di radiofrequenze
freddo, la refrigerazione è spesso usata
per lo stoccaggio di cereali in granella; ma ricordiamo
che un abbassamento della temperatura in grado di determinare
un buon discostamento dall'optimum di sviluppo della specie
rallenta in modo notevole la crescita di un'infestazione
forza centrifuga vi sono macchine apposite chiamate
"Entoleter" che vengono usate per la farina
ed il frumento in granella
vuoto è un metodo abbastanza costoso che
viene quindi utilizzato soprattutto per la conservazione
dei prodotti finiti
atmosfera controllata si pratica in particolare
nei sili di cereali sostituendo l'ossigeno con l'azoto
o l'anidride carbonica.
luce, uso di trappole fototropiche
I mezzi chimici comprendono gli insetticidi/acaricidi
e i fumiganti. In senso lato anche l'uso dei feromoni
per la cattura massiva o per causare confusione sessuale
(difficoltà di incontro fra maschi e femmine durante
il periodo fecondo) può essere inteso come mezzo
chimico di lotta ma in questo contesto viene solo citato.
Ricordiamo in primo luogo che l'impiego dei prodotti chimici,
in presenza di sostanze alimentari, deve sempre essere
fatto da personale specializzato e competente.
Gli insetticidi/acaricidi da applicare alle strutture
vengono denominati, secondo norma di legge, Presidi Medico
Chirurgici (PMC), mentre quelli che si distribuiscono
sulle derrate stesse si chiamano Presidi Sanitari (PS),
che per intenderci comprendono i prodotti chimici per
uso agricolo. Innanzitutto va detto che la lettura dell'etichetta
è atto doveroso così come attenersi alle
disposizioni ivi riportate. Come informazione di carattere
generale, questi prodotti vengono valutati per il loro
meccanismo di azione sugli insetti (per contatto, ingestione,
asfissia) o in base alla residualità (mantenimento
dell'efficacia di azione del formulato nel tempo) e all'
abbattenza (capacità di azione immediata).
Molto importanti sono i mezzi di distribuzione e citiamo:
le irroratrici: un liquido forzato ad uscire da
un ugello comporta una sola fase liquida;
gli atomizzatori, nebulizzatori, termonebbiogeni,
ULV che invece sono in sintesi un flusso d'aria, fredda
o calda, in cui sono spraizzate delle microgocce (due
fasi: aria acqua).
Le dimensioni delle goccioline erogate è molto
importante, tanto più sono piccole quanto più
sono adatte ad azioni abbattenti, nell'aria ambiente e
tanto più bisogna fare attenzione alla deriva (da
5 a 20 micron). Per diametri superiori, dai 50 micron
in su, l'azione è rivolta a trattamenti su superfici
con efficacia residuale. Attrezzature in grado di erogare
mix calibrati (dai 5 ai 50 micron) consentono interventi
sia sulle superfici che nell'aria, per questa ragione
è importante farsi dare questi dati dal produttore.
IL
SISTEMA H.A.C.C.P.
PIANIFICAZIONE:
ANALISI CRITICA DELL'INSIEME
DETERMINAZIONE DEI PUNTI CRITICI E DELLE RELATIVE
PRIORITA'
SPECIFICAZIONE DEI CRITERI: PREVENZIONE, ELIMINAZIONE,
O RIDUZIONE DEL
RISCHIO
METODICHE DI MONITORAGGIO
REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI
CONTROLLO DEI RISULTATI
FLUSSI DI INFORMAZIONE (BANCHE DATI)
ATTIVAZIONE DI PROCESSI MIGLIORATIVI
GLI HAZARD ANALYSIS CRITICAL CONTROL POINT (H.A.C.C.P.)
Il sistema H.A.C.C.P. è stato proposto in occasione
della "National Conference on Food Protection"
svoltosi nel 1971. L'obiettivo era ed è quello
di impedire l'insorgere di problemi di carattere igienico
e sanitario durante tutte le fasi della filiera alimentare:
il flusso dei prodotti dall'origine al consumo deve scorrere
in un processo quanto più possibile esente da rischi
di contaminazione, pertanto sottoposto a controlli specifici:
per l'appunto gli H.A.C.C.P.
A livello metodologico il team di analisi degli H.A.C.C.P.
deve valutare l'insieme dei punti critici di controllo
(p. es. nel trasporto, nello stoccaggio, nella lavorazione)
che possono provocare l'insorgere di rischi compromettenti
la qualità igienico sanitaria degli alimenti. Bisogna
poi valutarne la priorità di soluzione (in un'ottica
di prevenzione) e quindi pianificare gli interventi necessari.
L'obiettivo è di ridurre progressivamente il numero
dei punti critici e di tenere sotto controllo quelli che
non possono essere eliminati. In questo contesto si sottolinea
l'importanza delle verifiche (prelievi ed analisi di campioni
dai fornitori, magazzini, processi di produzione, mezzi
di distribuzione ai punti vendita nonché ispezioni
e monitoraggi per il controllo di tutti gli ambienti),
della frequenza di tali verifiche in funzione della gravità
e della probabilità del rischio e, non trascurabile,
dell'onere che comporta tale verifica. Certamente il sistema
richiede un atteggiamento culturale indirizzato alla qualità
e prevede notevoli doti di coordinamento; peraltro l'impegno
è ripagato dall'ottimizzazione dei vari processi,
dalla maggior sicurezza di produzione e dall'acquisizione
nel tempo di un miglioramento della propria "immagine".
Alcuni aspetti relativi agli H.A.C.C.P. meritano la nostra
attenzione: in primo luogo il sistema non è statico,
ma può evolvere congiuntamente alle scoperte tecnico-scientifiche
ed ai miglioramenti comportamentali che il sistema stesso
favorisce. Non dobbiamo dimenticare che l'obiettivo è
prevenire, eliminare o ridurre al minimo qualsivoglia
rischio in ogni processo che, viene esaminato. Nel contesto
del mondo microbico, la valutazione è fondamentalmente
affidata ad adeguati protocolli igienici ed ai relativi
monitoraggi periodici. Per ciò che concerne il
problema delle infestazioni parassitarie, è importante
affidarsi a misure di pest-proofing, a interventi mirati
(sicuri ed efficaci), ad attente e periodiche ispezioni
in ogni
fase del processo di approvvigionamento, produzione e
distribuzione. Una parte fondamentale degli H.A.C.C.P.
è costituita dalla documentazione relativa alle
procedure effettuate ed alla costituzione di banche dati
che testimoniano nel tempo l'attenzione rivolta alla qualità.
E proprio in questo contesto vorremmo richiamare i punti
di contatto con le norme di autovalutazione e di sicurezza
degli ambienti di lavoro (ad es. DL 626/94), le ISO 9000
e le linee guida dell'IPM (Integrated Pest Management).
Certamente il sistema H.A.C.C.P. ben si sposa alla logica
di miglioramento continuo: la Qualità è
una strada in salita e non una scala, magari costituita
da alti gradini. Ovviamente l'esempio non è sempre
calzante ma esprime con semplicità visiva l'importante
concetto.
CONCLUSIONI
La tabella di intervento si propone di suggerire delle
linee guida, in un contesto molto diversificato come quello
che comprende la filiera alimentare, partendo dallo stato
igienico delle strutture dei nostri fornitori all'analisi
dettagliata delle materie alimentari in ogni fase di produzione
e di trasporto. E' comunque importante porre l'attenzione
costante al problema, utilizzando primariamente ogni forma
di prevenzione, non dimenticando gli interventi chimici
alle strutture a scopo preventivo e ovviamente a scopo
di controllo; in questo caso bisogna cercare di attuare
interventi quanto più possibile mirata.
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