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GUIDA
ALLA DISINFESTAZIONE
(Linee guida nel controllo degli agenti infestanti)
LE RISORSE TECNICHE (attrezzi e prodotti)
LE RISORSE TECNICHE
Nella pratica dei servizi di disinfestazione è
necessaria una serie di risorse tecniche che rappresentano
gli indispensabili strumenti di concretizzazione dei servizi
stessi. Il binomio prodotti-attrezzature ne costituisce
l'asse portante.
I PRODOTTI
Questo capitolo comprende una numerosa gamma di risorse.
In questa sede ci concentreremo sui prodotti "chimici"
cercando, attraverso la loro corretta conoscenza, di averne
una visione positiva ed è quindi ragionevole affermare
che "la chimica ci è amica" nella misura
in cui noi ne facciamo un corretto uso.
Oggi disponiamo di una farmacopea in grado di soddisfare
tutte le esigenze, certamente più il formulato
è sofisticato più richiede attenzione, competenza
e precisione d'utilizzo, ad esempio l'utilizzo di un regolatore
di crescita (IGR) ne vincola l'applicazione in precisi
momenti e luoghi legati allo stadio giovanile dell'insetto
che vogliamo combattere.
I prodotti che generalmente vengono impiegati sono Presidi
Medico Chirurgici (BIOCIDI), vale a dire risorse chimiche
naturali o di sintesi che sono autorizzate nel loro specifico
impiego dal competente Ministero della Salute dietro assenso
tecnico-scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità.
Un PMC è costituito da un'insieme di parti e precisamente:
IL TESTO DELL'ETICHETTA *
IL PRINCIPIO ATTIVO
I COFORMULANTI
IL CONTENITORE
* IL TESTO DELL'ETICHETTA RAPPRESENTA LA PARTE CHE
DETERMINA LE MODALITÀ D'UTILIZZO, LE RELATIVEAVVERTENZE
E I DOSAGGI: IN ULTIMA ANALISI È LA "CARTA
DI IDENTITÀ" DEL PRODOTTO.
E' importantissimo, anzi obbligatorio, leggere e attenersi
a quanto prescritto in tale documento, oggi più
che mai, vista l'attenzione che il legislatore pone al
capitolo sulla sicurezza.
I prodotti sono caratterizzati, fra le altre cose, da
un nome e da un numero di registrazione che ne identifica
"la ricetta" nel suo insieme; è quindi
una generalizzazione non priva di pericoli quella di identificare
i prodotti indicandone il solo principio attivo.
Sono classificabili in vari modi, ad esempio per lo stadio
in cui colpiscono l'entità infestante: si avranno
quindi prodotti adulticidi, larvicidi e più raramente
oocidi, in alcuni casi il prodotto può essere larvo-adulticida
o addirittura esplicare le tre azioni contemporaneamente.
Invece in relazione allo spettro d'azione avremo prodotti
blatticidi, moschicidi o, come più spesso accade,
polivalenti.
Altro carattere distintivo è il loro modo di azione:
per contatto, per ingestione, per asfissia.
Anche la durata d'azione comporta un differente modo di
ordinare i prodotti e si avranno prodotti ad azione abbattente
o ad effetto residuale.
b) I principi attivi che costituiscono il nucleo del prodotto
ne determinano le caratteristiche di efficacia. Anche
la natura chimica del principio attivo rappresenta un
importante metodo di classificazione, ad esempio fra i
composti inorganici citiamo l'Acido borico e fra i composti
organici nominiamo l'estratto naturale di piretro (costituito
da sei piretrine), i piretroidi di sintesi (suddivisi
in due sottogruppi: fotolabili e fotostabili), i carbammati,
i fosforganici, i clororganici e i derivati della cumarina.
Sempre più importante diventa anche la formulazione
in quanto, attraverso i diversi coformulanti, si determinano
le caratteristiche tecniche e tossicologiche del prodotto:
abbiamo emulsioni concentrate, microemulsioni acquose,
soluzioni, polveri secche o bagnabili, microincapsulati,
ecc.. La complessità dell'argomento ci suggerisce
di sintetizzarlo in una tabella a cui rimandiamo il lettore.
c) Per quanto concerne i coformulanti in parte abbiamo
anticipato l'argomento con i tipi di formulazione e quindi
ci limitiamo a sottolineare l'importanza del loro interagire
con il principio attivo per ciò che riguarda l'utilizzo
del prodotto. Ad esempio un piretro può essere
distribuito con una irroratrice o con un termonebbiogeno
in relazione al tipo di "ricetta" di fabbricazione.
d) I contenitori rappresentano la parte esterna dei nostri
prodotti e, dalla loro forma, capacità, robustezza
e natura, possono essere in diversa misura sicuri, agevolmente
manipolabili, facilitare precisione di dosaggio e, aspetto
non più trascurabile, essere facilmente lavabili,
la qual cosa interagisce anche con il loro smaltimento.
In questa sede ci limitiamo a ricordare che non devono
essere dispersi nell'ambiente. Non è possibile
concludere questo capitolo senza citare il metodo di misurazione
di un principio attivo. La tossicità è riportata
in letteratura con la sigla DL che indica la quantità
di milligrammi per chilo di peso corporeo in grado di
indurre la morte del 50% della popolazione (in genere
ratti) a cui è stata somministrata la sostanza.
I moderni prodotti hanno profili tossicologici talmente
rassicuranti che risultano meno tossici del sale da cucina,
ciò però non deve indurci in comportamenti
professionalmente sconsiderati, infatti il nostro obiettivo
deve tendere ad
eliminare ogni rischio. Quindi attenzione e prudenza,
la chimica è amica solo a queste condizioni.

LE
ATTREZZATURE
In questo capitolo ci soffermiamo sui mezzi di distribuzione
di un insetticida, ritenendo l'argomento di particolare
importanza dal momento che spesso si riscontra una certa
imprecisione nei dosaggi dovuta alla confusione generata
dal considerare il rispetto della percentuale d'uso sufficiente
a garantire il rispetto del dosaggio unitario.
In primo luogo analizziamo i parametri più importanti
che identificano un apparecchio erogatore. Essi sono la
portata, la velocità operativa e il tipo di goccioline
emesse (diametro e numero di gocce per centimetro quadrato).
Ovviamente ciò non deve farci dimenticare altri
fattori quali la conformità alle norme, la precisione
di regolazione, la robustezza, la facilità di manutenzione,
l'assistenza post-vendita e la reperibilità dei
pezzi di ricambio, nonché la
potenza, il peso, le dimensioni, gli optional a corredo
e le caratteristiche di erogazione (distanza e ampiezza
di distribuzione).
Tornando al problema del dosaggio, se un prodotto deve
essere usato ad una certa concentrazione, ad esempio all'1%,
e viene distribuito con una pompa a spalla il dosaggio
varierà in funzione della velocità di esecuzione.
L'esperienza ci dice che con 10 litri di soluzione, a
seconda delle condizioni operative e del "passo"
dell'operatore, potremo fare dagli 80 ai 200 mq . Appare
evidente che, se distribuiamo i nostri 10 litri all'1%
in 100 mq, il dosaggio unitario sarà di 100 cc/mq
mentre se li irroriamo in 200 mq il dosaggio unitario
sarà a metà, ossia 50 cc/mq e naturalmente
il risultato sarà diverso.
Certamente non è sempre possibile eseguire una
misurazione precisa dei metri quadrati fatti, ma è
possibile farlo empiricamente, ma con sufficiente esattezza,
tramite una valutazione del grado di bagnato che lasciamo
dietro di noi. Ad esempio, su una superficie orizzontale
non assorbente 100 cc/mq producono un velo di bagnato
ben visibile che asciuga in un tempo abbastanza lungo
(in funzione della temperatura), mentre 50 cc/mq si percepiscono
con un leggero velo di umido che asciuga con facilità.
Su una superficie verticale, nel primo caso osserviamo
i primi segni di sgocciolamento, nel secondo ciò
non avviene.
L'esperienza "ragionata" consente la valutazione
delle situazioni intermedie, anche in relazione alle varie
tipologie di superfici più o meno porose. Le casistiche
sono numerose e si complicano nel caso di valutazioni
spaziali, ma la nostra professionalità impone di
approfondire questo capitolo con particolare impegno,
anche se ci obbliga all'utilizzo di pur semplici operazioni
matematiche.
Per facilitare il compito del nostro lettore, nei limiti
imposti dalla natura della pubblicazione, riportiamo in
tabella due esempi di conteggio. Un ultimo importante
suggerimento è quello di valutare attentamente
la tipologia degli ugelli erogatori perché da loro
dipende la caratteristica delle micelle erogate e la loro
uniformità di distribuzione.
Ciò premesso non rimane che enunciare i tipi più
comuni di apparecchiature per la distribuzione, partendo
dai più semplici.
IRRORATRICI
Sono costituite da una pompa che imprime una pressione
ad un liquido che passando da un ugello si nebulizza.
Spruzzatori a pompa: sono noti a tutti, soprattutto
per l'uso domestico che se ne fa. Il serbatoio varia di
solito da 1 a 10 litri e la pompa viene azionata da una
sorta di leva manovrata manualmente.
Spruzzatori spalleggiati: sono un'estensione del
sistema precedente, di maggiori dimensionie con un serbatoio
di norma da 10 litri; la pressione si ottiene manovrando
una leva.
Pompa a spalla: simile alla precedente però
in questo caso la pressione è determinata da una
campana d'aria realizzata da una pompa che l'operatore
manovra prima dell'erogazione.
Ve ne sono di parecchi tipi fra cui modelli altamente
professionali dotati di ottimi corredi atti alle più
svariate esigenze.
Fra i modelli menzionati ne esistono anche a motore elettrico,
sia a batteria che alimentati in rete.
Sempre fra le irroratrici ve ne sono di più
grande potenza, in questo caso azionate da un
motore a scoppio anche oltre i 10 CV di potenza con portate
teoriche di oltre 50 l/min. I serbatoi sono dimensionati
in proporzione alla potenza e possono arrivare a 10 q.li.

ATOMIZZATORI
In questo gruppo vengono ascritti i sistemi misti acqua/aria
caratterizzati da una girante che crea un flusso d'aria
in cui viene iniettato il liquido da erogare.
La potenza è assai variabile e parte dagli atomizzatori
spalleggiati da pochi cavalli fino ai gruppi autotrasportati
da 30-60-80 HP ed oltre. Tali potenze comportano capacità
di erogazione che permettono di avere portate di oltre
300 l/ora con gittate orizzontali di oltre 30 metri e
verticali di poco inferiori.
Le velocità operative medie variano da 4 km/h a
oltre 12 km/h; ciò comporta una capacità
operativa di 120.000 mq/h (pari a 12 ettari) calcolata
su una velocità di 8 km/h e una fascia di lavoro
orizzontale di 15 metri; volendo una valutazione spaziale
e stimando l'altezza lavorativa di 12 m., essa risulterebbe,
fermo restando i parametri enunciati, di 1.440.000 mc.
vale a dire poco meno di un milione e mezzo di metri cubi
ora.
Appare ora chiara la necessaria precisione di progettazione
(scelta dei formulati, percentuale d'uso, stima del dosaggio
unitario necessari, ecc. ecc.) e l'estrema attenzione
operativa conseguente.
Un gruppo di attrezzature che trova identità di
metodo di calcolo è quello costituito da nebulizzatori,
aerosolizzatori, ultra basso volume (ULV) e termonebbiogeni.
Tutti, con varie potenze e caratteristiche erogative,
distribuiscono sistemi misti liquido-aria.
Due precisazioni si rendono necessarie: la prima per i
termonebbiogeni, in quanto sono in grado di distribuire
nebbie calde e per questo necessitano di particolari prodotti
pronto uso o da veicolarsi in solventi adatti; la seconda
per gli ULV, che in genere richiedono liquidi a bassa
tensione di vapore, in quanto erogano microgoccioline
(pressoché invisibili) che troppo facilmente evaporerebbero
se ciò non fosse.
Per particolari impieghi esistono impolveratori in grado
di distribuire polveri secche; vanno inoltre citati gli
spray il cui uso richiede più attenzione di quello
che la loro diffusione in ambito domestico farebbe pensare.


DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE (DPI)
Definizione: "Per DPI si intende qualsiasi attrezzatura
destinata ad essere indossata o tenuta dal lavoratore
allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi
suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante
il lavoro".
Obbligo di uso: "I DPI devono essere impiegati quando
i rischi non possono essere evitati o sufficientemente
ridotti da misure tecniche di prevenzione".
Data l'importanza dell'argomento abbiamo riportato alcune
righe della legge 626/94 sulla sicurezza, va da se che
tale legge o le successive modifiche ed integrazioni devono
essere note a tutti i datori di lavoro e ai lavoratori
per gli specifici obblighi.
Data la delicatezza dell'argomento ci limitiamo ad indicare
che i più comuni DPI impiegati nelle operazioni
di disinfestazione sono i guanti, gli occhiali, il copricapo
(cappello o elmetto a secondo delle necessità),
le scarpe o gli stivali e le maschere naso-bocca o facciali
con i relativi filtri (ricordiamo che nel contesto non
ci occupiamo di gas tossici altrimenti dovremmo menzionare
gli autorespiratori).
Due raccomandazioni: riteniamo che l'uso delle maschere
e relativi filtri comporti una specifica istruzione all'uso
e alla manutenzione e pur non essendo l'abito da lavoro
in genere considerato DPI, potrebbe rientrare nel contesto
qualora si rendessero necessarie ad esempio alcune specifiche
caratteristiche di impermeabilità.
L'attenzione del legislatore presuppone, lo sottolineiamo
come conclusione, una costante verifica di idoneità
e una continua attenzione al problema per gli adeguamenti
che man mano si rendessero necessari.

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